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REDDITI IN CALO, DAL 2008 LA DISCESA E’ DEL 6,3%

Mar 28, 2025 Scritto da 
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Il reddito reale delle famiglie italiane diminuisce, ampliando così il divario con la media dei redditi Ue. A certificarlo è Eurostat indicando il calo del reddito disponibile reale lordo delle famiglie nel 2023: la flessione è dovuta in particolare alla corsa dei prezzi di beni e servizi, tanto che il dato italiano si attesta oltre sei punti sotto quello registrato nel 2008.

Secondo l’istituto di statistica europeo la media di guadagno delle famiglie (fatto 100 il 2008) scende da 94,15 a 93,7, mentre il resto dei paesi Ue nel complesso cresce da 110,12 a 110,82; rispetto alla media europea il reddito disponibile reale in Italia risulta inferiore di oltre 17 punti e aumentano i poveri in Italia e aumenta sempre più la spesa sanitaria per ogni famiglia per curarsi.

Dalle tabelle Eurostat sul ”quadro di valutazioni sociale” emerge che solo la Grecia risulta avere un andamento dei redditi peggiore dell’Italia. Anche gli imprenditori, così come i sindacati, sono intervenuti per rimarcare come sui redditi abbiamo perso 20 anni. Giustamente le organizzazioni sindacali rivendicano i rinnovi contrattuali e la rivalutazione Istat sulle pensioni per il caro vita e le bollette + 24% luce e + 28% gas, che bloccano anche i consumi interni Ecco perché va recuperato immediatamente un confronto con le parti sociali, anche alla luce dell’errore sull’Irpef commesso dal governo sulle aliquote che comporterebbe, se non corretto, un aumento medio di 250 euro da pagare sui salari e sulle pensioni.  I salari reali in Italia sono inferiori del 8,7% punti sul 2008, mentre in Germania crescono del 15%. Ma il più 2,3% sul 2024 è anche il risultato peggiore dei paesi del G 20: la crescita nel 2024 non è stata sufficiente a recuperare il divario con gli altri paesi e a compensare le perdite.

Anche se per la prima volta le statistiche riportano un aumento sull’occupazione che passa dal 64,8 % al 66,3 %, va detto che nei primi quattro mesi del 2024 su 2,7 milioni di contratti di lavoro firmati, solo 497 mila sono a tempo indeterminato, più altri 108 mila in apprendistato. Tutti gli altri sono a tempo determinato, stagionali, interinali o intermittenti. Distanze dagli altri paesi europei, in particolare per l’occupazione femminile. Così come sulla produttività, la formazione, la ricerca, l’innovazione, gli investimenti e la crescita il nostro paese lascia a desiderare e ci troviamo in fondo alla classifica Europea e nel mondo occidentale. Ecco perché i dazi di Tramp saranno un altro duro colpo per la nostra economia,  “per la pace nel mondo e per il vantaggio delle popolazioni , occorre avere mercati aperti, e questa è una regola di civiltà e di progresso”.

Pubblicato in Attualità
Ultima modifica il Venerdì, 28 Marzo 2025 11:58 Letto 292 volte

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