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Nella mattinata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Sermoneta (LT) hanno tratto in arresto un uomo di 33 anni del luogo, già noto alle forze di polizia, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila (AQ), poiché condannato alla reclusione di anni 1 di pena residua ancora da espiare, per il reato di maltrattamenti in famiglia, commesso nell’agosto 2023 quando si era reso responsabile di aggressioni verbali e minacce nei confronti della propria madre convivente. L’arrestato, espletate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Latina, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante. 

Sabato, 11 Gennaio 2025 20:21

Morire di carcere

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Il 2024 ha registrato un numero record di suicidi nelle carceri del nostro Paese: 89 detenuti e 7 agenti di polizia penitenziaria si sono tolti la vita.
 
Il nuovo anno è iniziato esattamente come si è chiuso il precedente. Infatti nei primi giorni del 2025 si sono suicidati quattro detenuti e un operatore. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati un detenuto quarantenne e appunto l’operatore quarantottenne, i quali entrambi hanno compiuto questo gesto estremo nella Casa Circondariale di Paola in Calabria, il primo impiccandosi nella propria cella e il secondo nella palestra della struttura carceraria.
 
Al di là delle ragioni personali che possono averli spinti a compiere un atto così drammatico e irreversibile, su cui non è facile indagare e di fronte al quale è giusto avere un atteggiamento di umana pietà e rispetto, è necessario riflettere seriamente sul sistema carcerario che con i suoi drammi umani, la sua violenza ricorrente e le sue innumerevoli disfunzionalità finisce per favorire un processo di assuefazione alla disumanità, al punto di allentare nelle persone la piena percezione e consapevolezza dell’esatta portata di talune azioni e da spingerle ad atti di autolesionismo fino al gesto ultimo di togliersi la vita.
 
I detenuti, 16 mila oltre i posti disponibili nelle strutture carcerarie, sono sottoposti quotidianamente a condizioni di vita assolutamente non dignitose e neppure lontanamente rispondenti alle finalità riabilitative della pena inframuraria, come solennemente stabilito dal legislatore all’art. 27 della Carta Costituzionale. Il personale operante nelle strutture, sia appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria, peraltro mancante di 18mila unità e costituito per lo più da agenti molto giovani che vengono lasciati soli nelle sezioni detentive, sia rappresentato dalle altre figure professionali è costretto a carichi di lavoro e turnazioni insostenibili e il loro enorme sacrificio personale e familiare è spesso completamente vanificato purtroppo dalla assoluta inefficienza e inefficacia dell’organizzazione carceraria sotto ogni profilo.
 
I ripetersi di episodi di autolesionismo e i suicidi di persone private della libertà poi oltre ad essere moralmente devastanti, rivelano il fallimento del ruolo punitivo dello Stato. Se nell’esercizio del monopolio nell’uso della forza l’autorità statale non è in grado di garantire che il ricorso alla stessa proceda di pari passo con la tutela del corpo e della salute dei detenuti, finisce per subire una radicale delegittimazione, perdendo parte della funzione che ne giustifica la potestà punitiva.
 
La morte della persona detenuta, nella sua cruda materialità, inoltre fa emergere come la carcerazione per le modalità in cui si concretizza all’interno degli istituti penitenziari è lontanissima dall’ideale della pena immateriale che agisce sullo spirito e motiva al recupero personale e al reinserimento sociale del condannato. A tutto ciò è da aggiungere poi che spesso il suicidio in carcere è il portato ultimo di vicende personali drammatiche. L’esperienza traumatica della detenzione in questi casi determina un crollo psichico definitivo per l’inadeguatezza del carcere normalmente ad accorgersi e quindi ad affrontare il disagio delle persone. Lo shock conseguente alla carcerazione finisce per essere così un’esperienza letale per i soggetti più fragili e non in grado di adottare efficaci strategie di adattamento alla terribile situazione in cui vengono precipitati.
 
L’Italia è uno dei paesi al mondo con i più bassi tassi di suicido, ma tale indice aumenta in modo vertiginoso, fino a diventare fra i più alti a livello europeo, tra le persone private della libertà personale. Un simile dato fotografa l’estrema gravità in cui versa il nostro sistema detentivo e dovrebbe far interrogare la politica, la magistratura e quanti hanno responsabilità amministrative nella direzione degli istituti di pena sulla reale efficacia dei programmi di prevenzione pensati, scelti e messi in campo.
 
Se consideriamo il numero complessivo dei decessi in carcere, il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte della popolazione detenuta. Infatti raffrontando il numero dei suicidi con quello delle morti naturali emerge che i primi, negli ultimi 30 anni, costituiscono stabilmente oltre un terzo del totale complessivo dei decessi. In altri termini più di una persona su tre che muore nei nostri penitenziari si suicida. È sconvolgente che tutto ciò venga ormai considerato un dato strutturale, sopportabile e normale.
 
Il ripetersi di tragedie simili impone un’assunzione di responsabilità da parte della politica e la conseguente adozione di provvedimenti urgenti e concreti per mettere fine ad una simile mattanza, partendo dalla riduzione del sovraffollamento mediante il ricorso a misure alternative alla detenzione in carcere, prevedendo l’assunzione di nuovi agenti e l’incremento del personale sanitario per prevenire e combattere le situazioni di disagio e fornire adeguato sostegno psicologico e psichiatrico a detenuti ed operatori carcerari.
 
La situazione è diventata ormai insostenibile e il rischio è un ulteriore precipitare delle condizioni delle carceri italiane verso il baratro umanitario.
 

 

Nota stampa Lidano Lucidi, sindaco di Sezze.

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Con delibera n. 1189 del 30 dicembre 2024 la giunta regionale del Lazio ha inserito il completamento del Teatro Sacro di Sezze tra i progetti finanziati con risorse del Fondo Sviluppo e Coesione per un importo di 2 milioni di euro. A darne notizia è il sindaco di Sezze, Lidano Lucidi, che spiega: “Non posso che dichiararmi enormemente soddisfatto di questa notizia perché adesso Sezze ha le risorse per completare l’opera e riconsegnarla alla città dopo le note vicende degli anni passati. Ho sempre pensato – ha spiegato il sindaco di Sezze – che la migliore risposta alle critiche e a certe esternazioni fosse quella del lavoro silenzioso, di avere un’idea complessiva della questione e di agire senza improvvisazioni, ma con determinazione e costanza. Dopo che ci è stata notificata la sentenza di condanna tre anni fa, appena qualche mese dal nostro insediamento, è iniziato un grande lavoro di studio per evitare danni ben più gravi all’ente, in primo luogo il dissesto finanziario, e un lavoro politico per cercare di recuperare la struttura, cosa per molti ritenuta impensabile e impossibile. Occorreva, però, il coraggio di mettere un punto, chiudere definitivamente una pagina e scriverne un’altra tutta nuova”. Un’azione realizzata di concerto tra diversi attori, con i quali l’ente ha interloquito e ai quali il primo cittadino vuole dedicare i suoi ringraziamenti: “L’assessore Righini si è messo subito a disposizione e ha seguito tutto l’iter con grande serietà e professionalità, l’eurodeputato Nicola Procaccini si è interessato dell’Anfiteatro spontaneamente partendo da una interlocuzione privata con il sottoscritto. Voglio ringraziare anche il consigliere regionale Salvatore La Penna che ha seguito dall’inizio l’interlocuzione tra l’amministrazione comunale e la Regione, interlocuzione avviata nella passata legislatura regionale e che oggi vede portare a casa un importantissimo risultato per la nostra città, e il consigliere regionale Vittorio Sambucci che ha anche lui seguito i vari passaggi amministrativi”. Con le modifiche del programma degli interventi finanziati con risorse FSC 2021-2027, di cui alla delibera CIPESS n.21 del 23/4/2024, approvate dal Comitato tecnico di indirizzo e vigilanza nella seduta del 20 novembre 2024, il completamento dell’Anfiteatro rientra quindi tra le opere finanziate: “Questa vicenda – ha spiegato ancora Lidano Lucidi – dimostra che la collaborazione tra enti, indipendentemente dai colori politici, porta risultati importanti se si mette al centro l’interesse della comunità, rovesciando un destino che sembrava inesorabile. Guardando al futuro, è quello a cui tutti dovremmo tendere, seguirò personalmente, così come fatto fino adesso, tutti i passaggi tecnici e amministrativi, che saranno lunghi e complessi. Come dichiarato mesi fa dopo la delibera della Corte dei Conti con cui è stato approvato il piano di riequilibrio – ha concluso il primo cittadino di Sezze – si è aperta una nuova fase politica e amministrativa per Sezze, una fase di progettazione e investimento e la “questione Anfiteatro” è solo un tassello di una chiara visione politica, amministrativa e di cambiamento incarnata dalla nostra amministrazione”.

 

 

Nel corso della mattinata dello scorso 7 gennaio, a conclusione di attività investigativa, i Carabinieri della Stazione di Priverno (LT) hanno deferito, in stato di libertà, una donna di 42 anni e un uomo di 40 anni entrambi note alle forze di polizia e residenti in Campania, per il reato di truffa in concorso. Nello specifico, a seguito della querela presentata da un 69enne di Priverno (LT), i Carabinieri hanno avviato un’indagine che ha permesso di identificare i due malfattori che, nel marzo dello scorso anno, fingendosi interlocutori dell’istituto di credito dove la vittima è correntista, riuscivano a carpire le credenziali necessarie per l’accesso al conto corrente della vittima, attraverso l’invio di un sms contenente un link pirata, riuscendo così ad ottenere l’accredito su diversi conti correnti a loro riconducibili, vari bonifici per un valore complessivo di 50.000,00 euro. Successivamente, attraverso l’attività investigativa condotta dai Carabinieri, è stato possibile riscontrare come i predetti indagati, il giorno seguente a quello in cui avevano ottenuto diversi accrediti, si fossero poi recati presso vari uffici postali di Roma, prelevando personalmente gli importi precedentemente illecitamente effettuati. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione.

 

 

 

Un’iniziativa innovativa sta per prendere vita nel cuore di Sezze, mirata a coinvolgere i giovani tra i 14 e i 35 anni nella progettazione di proposte concrete per il territorio e la comunità. Si tratta dell’attività "Immagino e Progetto", inserita nel più vasto Progetto “Upgrade” del Centro di Aggregazione Giovanile di Sezze, che introduce il "Box delle Idee", una scatola collocata in un punto strategico della città, dove i partecipanti potranno depositare le loro idee e progetti. L’obiettivo del progetto è chiaro: rafforzare le competenze collaborative e progettuali dei giovani, stimolando una sinergia positiva che possa trasformarsi in opportunità per il mercato locale. La "scatola" non è solo un contenitore fisico, ma rappresenta un catalizzatore di creatività e innovazione, dove ogni proposta verrà esaminata, modellata e, se possibile, unita ad altre per dar vita a progetti concreti. Il successo dell’iniziativa sarà monitorato attraverso una serie di parametri che analizzeranno sia l’acquisizione di competenze sia la capacità di elaborare soluzioni innovative. Tra i criteri che verranno considerati, il numero di giovani che parteciperanno e completeranno i laboratori, le idee presentate e il feedback da parte della comunità. Sarà cruciale, infatti, capire quanto le idee proposte verranno accolte e sostenute da enti locali e associazioni. Come sottolineato dagli organizzatori, la Protezione Civile “Città di Sezze”, i laboratori saranno un’opportunità di crescita anche a livello personale. I partecipanti potranno migliorare le loro capacità di lavoro di squadra, problem solving e progettazione partecipata, facilitando così la nascita di collaborazioni proficue tra giovani creativi. Le aspettative sono alte: gli organizzatori sperano che il “Box delle Idee” diventi un punto di riferimento per la creatività giovanile e un motore di sviluppo per Sezze. Attraverso questo progetto, i ragazzi non solo contribuiranno attivamente alla loro comunità, ma apprenderanno competenze fondamentali che li accompagneranno in futuro, formando una generazione più consapevole e proattiva. I dettagli sulla partecipazione possono essere trovati sui canali social della Protezione Civile Città di Sezze.

 

"Iniziati questa mattina i lavori per la messa in sicurezza della Vallicella, che tanti problemi ha prodotto dal momento della sua chiusura. Con l'inizio dei lavori di oggi ci sarà una pulizia profonda dell'area e successivamente la messa in sicurezza per poi ridare alla città un nuovo spazio chiuso ormai da diversi anni. La Vallicella serve non solo alla scuola di Piagge Marine ma a tutta la città di Sezze, e con la riapertura ci sarà anche un aumento importante dei parcheggi per i cittadini. I lavori non saranno brevi perché di cose da fare ce ne sono molte ma è importante aver iniziato. Il finanziamento con cui si stanno facendo i lavori è lo stesso con il quale si sta operando sul Brivolco, ovvero quello sul dissesto idrogeologico. Anche questo era uno spazio chiuso che abbiamo trovato a cui oggi stiamo dando delle risposte". Queste le parole scritte in un post sui social dal sindaco di Sezze Lidano Lucidi, relativamente all'area denominata "Vallicella" interdetta da anni per problemi legati al dissesto idrogeologico.

 

 

Una Fiat Panda è stata data alla fiamme nella notte tra il 5 e 6 gennaio scorso presso il parcheggio della stazione di Sezze Scalo. L'auto era stata rubata a dicembre sempre a Sezze Scalo. Sul posto i Vigili del Fuoco che hanno spento le fiamme del mezzo e i Carabinieri della Compagnia di Latina.

 

 

 

 

La gassa d’amante è il principe dei nodi marinari, indispensabile nella navigazione a vela, molto sicuro e solido e al contempo facile da sciogliere.
 
Mina ha scelto come titolo del suo ultimo album il nome di questo nodo nautico, che richiama i legami forti e indissolubili. Si tratta di una vera e propria dichiarazione di intenti: indaga l’amore in tutte le sfaccettature, dalla passione travolgente al dolore della perdita, dalla speranza della rinascita alla malinconia dei ricordi e lo fa non semplicemente interpretando queste emozioni, ma vivendole, trasformandole e rendendole universali.
 
Lontana dalle scene, dal bombardamento delle immagini, dalla frenesia mediatica, dagli smartfone che distraggono, assente e presente allo stesso tempo, Mina prosegue nella sua avventura musicale, parla al suo pubblico mettendosi ancora una volta in gioco, esplorando nuovi territori emotivi e musicali con il coraggio e la curiosità di chi non è mai sazia di capire e di raggiungere nuovi traguardi.
 
Gassa d’amante non è semplicemente un nuovo album, l’ennesimo di una carriera straordinaria e per molti versi ineguagliabile, che annovera oltre un centinaio di dischi, ma un progetto di grande intensità musicale, che dimostra l’inarrestabile maturazione di Mina e la sua metamorfosi impenitente e imperterrita, che però non tradiscono o mettono in discussione l’essere sempre fedele alla sua essenza.
 
Nel proporre i diversi brani, la sua voce si emoziona ed emoziona. La passione e l’emotività che trasfonde raccontano un percorso di approfondimento, uno studio della mente e del cuore, in ragione dei quali non conosce limiti e canta in maniera  stupenda ed ispirata, conquistando nuovi spazi di bellezza e di verità e facendo leva sulla grazia artistica che possiede e sulla forza inesauribile della sua intelligenza.
 
Nell’oceano aperto delle emozioni Mina, che nella copertina è presentata come una polena, ci guida in un racconto in cui le mille facce dell’amore sono tenute insieme dal filo rosso di sentimenti e di passioni sfaccettate e lo fa ricorrendo ad un lirismo capace di parlare a tutti ed in particolare alle nuove generazioni, grazie all’audacia di sperimentare linguaggi nuovi.
 
Gassa d’amante è un prisma di stili diversi, perché Mina è onnivora, cerca solo la musica bella, indipendentemente dal fatto che sia jazz, bossa nova, canzone melodica o altro. I dieci brani hanno un’anima precisa e la barra è tenuta dritta grazie alla loro qualità e alla sua straordinaria bravura interpretativa.
 
Buttalo via, scritta da Francesco Gabbani, è un invito a liberarsi del superfluo e a lasciare spazio a ciò che conta davvero, mentre Senza farmi male, scritta da Elisa, è un delicato sussurro che affronta le fragilità dell’amore con rara poesia. Notevoli sono Senza farmi male, scritta da Elisa Toffoli, Dispersa e Amami e basta che mettono in risalto la capacità di Mina di raccontare con autenticità ogni sfumatura dell’esperienza umana. Un capitolo speciale è costituito da Amore vero, colonna sonora di Diamanti, il film di Ferzan Ozpetek, regista cui Mina è legata personalmente e con il quale ha già collaborato nei suoi film Le fati ignoranti e Nuovo Olimpo, brano all’interno del quale si muove coniugando emozione e drammaticità con una raffinatezza che soltanto lei è in grado di raggiungere. Accanto ai nove inediti troviamo poi una magnifica rivisitazione di Non smetto d'aspettarti di Fabio Concato, a cui dona una nuova profondità.
 
Gassa d’amante è un gesto artistico di rara intensità e l’esecuzione dei singoli brani dimostra quanto Mina abbia saputo mantenere intatta la freschezza della sua voce, anzi perfezionandola con una maturità che non la appesantisce ma la rende sempre più ricca di sfumature, e si caratterizza per la cura maniacale dell’aspetto musicale con arrangiamenti orchestrali eleganti che esaltano e non soffocano la sua voce.
 
La burattinaia di sé stessa sta nell'ombra e muove i fili delle sue maschere. Monta il proprio teatro e sale in scena quando vuole e come vuole. Al cannibale lascia solo la voce, e gli deve bastare. Mette perfino una frontiera fra la vita vera e il resto. Più chiaro di così……”. Queste parole scritte da Ivano Fossati, amico, collega e collaboratore storico di Mina, nella prefazione del libro Mina. La voce del silenzio, un’antologia di saggi uscita nel novembre scorso che, riprendendo il titolo di un suo brano del 1968, ne ripercorre la carriera e ne analizza l’immagine pubblica, le ragioni del successo, anche a dispetto della sua “sparizione”, e il cambiamento radicale impresso al pop italiano e non solo, rappresentano una perla illuminante per comprendere la parabola musicale di un’artista straordinaria sempre presente, pervasiva e aperta a nuove idee, innovazioni e sfide.
 
 
 
Sabato, 28 Dicembre 2024 17:02

I cuori chiusi non aiutano a vivere

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Un carcere è divenuto Basilica, luogo di misericordia e di speranza per una umanità di scarto, disprezzata e dimenticata.
 
L’apertura della Porta Santa del Giubileo all’interno di Rebibbia, il più grande istituto di pena di Roma, definito da Papa Francesco “Cattedrale di dolore”, è un segno profetico che passerà alla storia, un’icona universale della vicinanza della Chiesa ai detenuti, un grido di speranza per i carcerati del mondo intero e un monito forte per tutti i governi, in primis per quello italiano, affinché intervenga sul sistema carcerario che tra sovraffollamento e suicidi in cella rappresenta un vulnus terribile alla civiltà, un luogo dove la dignità umana è spesso lesa e dove gli obiettivi perseguiti sono ben lungi da quelli fissati dall’art. 27 della Costituzione della Repubblica.   
 
Ho voluto che la seconda Porta Santa fosse qui, in un carcere. Ho voluto che ognuno di noi, che siamo qui dentro e fuori, avessimo la possibilità di spalancare le porte del cuore e capire che la speranza non delude, non delude mai. Questo fa la fratellanza. I cuori chiusi non aiutano a vivere. La grazia di un Giubileo è spalancare, aprire. Soprattutto i cuori alla speranza”. Queste parole del Santo Padre sono cariche di emozione e autentica compassione, posseggono una eco potente che risuona ben oltre le sbarre delle carceri e proiettano un raggio di luce nel buio delle vite di tanti esclusi e dimenticati, oltre ad essere uno sprone per ognuno di noi a non perdere mai la fiducia e la speranza e ad impegnarci seriamente nella costruzione di un mondo più giusto e compassionevole.
 
Papa Francesco ha fatto della pietra di scarto, nello specifico i detenuti, una pietra angolare, secondo la logica rivoluzionaria del Vangelo, non preoccupandosi di andare così contro la retorica cattivista di una parte della politica, che si nutre di rancore e punitivismo, che concepisce la giustizia come una vendetta istituzionalizzata, la pena come strumento meramente retributivo e aborrisce la misericordia e l’umana pietà. Non si tratta di sminuire il male, il quale è sempre da respingere e condannare con forza. Tuttavia per quanto enorme ed aberrante possa essere il male compiuto, il responsabile condannato è una persona e come tale va rispettato nella sua dignità e gli va offerta incessantemente l’opportunità del cambiamento e della redenzione..
 
Dobbiamo avere il coraggio di affermare con nettezza che nel nostro Paese il carcere è fuori dalla Costituzione, non ha nulla a che vedere con la rieducazione, il recupero e il reinserimento delle persone ed è soltanto una landa di cemento e disperazione, ha il volto di uno Stato muscolare, che schiaccia e annulla invece di aiutare a rialzarsi, ed è l’emblema perfetto di un sistema che ha smarrito ogni traccia di dialogo e ogni brandello di umanità.
 
Sebbene i dati siano inequivocabili e dimostrino come le pene alternative funzionino, consentendo un reale reinserimento, e la recidiva si combatta con il sostegno e non attraverso le sbarre, viviamo tempi in cui prevale l’approccio viscerale.
 
Il grado di civiltà di una società si misura dal rispetto dei diritti delle persone, non esclusi quanti sono detenuti, e il mostrare i muscoli è prova esclusivamente di una grande cecità e fragilità culturale, di un’incapacità di leggere le dinamiche sociali, di riconoscere le cause delle devianze e di mettere in campo soluzioni in grado di tenere insieme ed integrare, anziché escludere ed emarginare.
 
Il gesto apparentemente semplice di Papa Francesco di aprire una Porta Santa in un carcere ci mostra l’unica via che ha senso percorrere, le cui pietre miliari sono il perdono, la speranza e la dignità.
 
In un mondo incattivito e senza valori forti e riconoscibili, insanguinato da una guerra mondiale a pezzi, stravolto da violenze di ogni sorta, in cui sembra sia stata del tutto smarrita la fiducia nell’uomo, Papa Francesco è rimasto l’ultimo custode del senso di umanità, l’ultima ancora di speranza a cui aggrapparci.
 
Forse non basta, forse è troppo poco e troppo fragile, ma non abbiamo altro.
 
La Porta Santa Giubilare aperta a Rebibbia non è solo un passaggio simbolico, una particolare espressione di fede, ma soprattutto una sollecitazione ad un ripensamento radicale dell’idea della pena, del carcere, della giustizia e più in generale dei principi fondanti la nostra società.
 
Concludo facendo mie queste parole di Papa Francesco: “La speranza è come l'ancora, tocca la terra. Certe volte la corda fa male, ma sempre c'è qualcosa di buono. Quindi la mano alla corda e le finestre e le porte spalancate. Se ci si chiude si diventa duri, ci si dimentica della tenerezza. Spalancate le porte del cuore: ognuno sa come farlo”.
 

 

 

Nella nottata del 26 dicembre scorso, i Carabinieri della Sezione Radiomobile del Comando Compagnia di Latina, sono intervenuti in una via di Sezze Scalo (LT), ove si era sviluppato un incendio, all’interno di una palazzina residenziale, le cui fiamme avevano interessato alcuni tavoli e sedie accatastate, nonché una porta di servizio interna. Sul posto veniva richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco di Latina che, una volta domate le fiamme, hanno constatato dei danni di lieve entità anche alle mura adiacenti al materiale bruciato, consistente in un semplice annerimento delle pareti. I Carabinieri intervenuti hanno condotto un preliminare sopralluogo e sono tutt’ora in corso le indagini per determinare la natura dell’incendio.

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