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In questi giorni la comunità sta assistendo ad una nuova guerra tra partiti e fazioni opposte, tra cittadini e amministratori. Al centro del dibattito, questa volta, il centro sociale dello Scalo e il Centro per l’Impiego. In atto un aspro conflitto a colpi di comunicati stampa e insulti vari sui social, divenuti ormai piazze virtuali di sfogo e vomitorium generale. Una rivalità tra due comunità, quella di Sezze e Sezze Scalo, per qualcuno Sezze Alto e Sezze Basso, che si vuole o si sta cercando di acuire ed esacerbare ad arte, facendo sconfinare così le rivalità oltre i confini della politica. Sembra di assistere alla lotta intestina tra le casate dei Guelfi e Ghibellini della Firenze del XIV secolo, quando i bollori e le tensioni politiche sfociarono in divergenze di fedeltà, di identità e quindi di influenze dirette sulla comunità, sulle arti e sulla cultura.

Niente di più deleterio e dannoso per tutti e per Sezze che resta unica e inseparabile. Niente di più sbagliato per una comunità già seriamente in difficoltà per i tanti problemi che ci sono. Niente di più ingiusto per chi è costretto a subire tutto ciò.

L’invito che mi permetto di fare è quello di trovare un terreno di confronto, di sforzarsi per il bene di tutti; è quello di fare un passo indietro per farne poi due in avanti, ma nella stessa direzione. Restare fermi sulle barricate non giova a nessuno, brandire il bastone dell'orgoglio non serve e non è servito come la storia di questa città ci ha già insegnato. La politica deve ascoltare i cittadini, deve evitare categoricamente di mettersi su un piedistallo, non deve rincorrerli, mentre i cittadini devono fare la loro parte collaborando e diventando strumenti attivi di partecipazione. L'ascolto reciproco è sempre stato un atto di generosità che non possiamo non permetterci. Coltivare il confronto è oggi un atto necessario, imprescindibile e doveroso. Spero che queste poche parole non restino vane.

 

 

 

Nell’ambito della rassegna “Il territorio racconta i sapori del Lazio” che la Regione Lazio ha organizzato all’interno di “Più libri più liberi”, la Fiera nazionale della piccole e media editoria in programma a Roma, presso la Nuvola, dal 4 all’8 dicembre, venerdì  prossimo, il Capol (Centro assaggiatori produzioni olivicole di Latin) terrà, alle 13.30 presso lo stand della stessa Regione Lazio un incontro in cui, oltre a parlare degli “Oliveti delle colline pontine: un’antica coltura a difesa dell’ambiente e della salute”, è prevista “La degustazione dell’olio extravergine di oliva monocultivar  itrana”, guidata da Luigi Centauri, capo panel e presidente dello stesso Capol.   Mentre a illustrare l’olivicoltura dell’Agro Pontino saranno Marisa Pietrosanti e Alessandro Rossi. In provincia di Latina, la coltivazione delle olive della varietà itrana si estende su una superficie complessiva di 9.500 ettari, pari al 76% della superficie olivicola del territorio (da Castelforte a Rocca Massima), interessando la zona collinare dei Monti Ausoni, Monti Lepini e Monti Aurunci. Da sempre il Capo, al concorso provinciale “L’olio delle Colline”, dedica una sezione ai “Paesaggi dell’Extravergine e Buona Pratica Agricola” e il premio “Custode delle Colline” è rivolto alle aziende olivicole che operano rispettando i requisiti agro-ambientali. Con tale premio gli organizzatori puntano a cogliere il legame profondo tra produzione, cultura e paesaggio dell’ulivo, indirizzando l’attenzione e lo sguardo sulle esperienze e le differenze legate al territorio e ai differenti metodi di coltivazione. Circa la degustazione guidata degli oli, oltre a far conoscere le loro caratteristiche organolettiche  punta anche a formare gli stessi consumatori. “L’itrana – ricorda Centauri -  è una varietà a maturazione scalare e tardiva;  il periodo migliore per la raccolta va da fine ottobre a gennaio. Quando le olive vengono raccolte precocemente, ossia non ancora completamente mature, donano un olio dalle caratteristiche  pregevoli che può essere apprezzato sia dagli esperti che dai consumatori. Al naso, spicca un sentore di pomodoro verde molto accentuato, accompagnato da un livello medio-alto di profumi; alla bocca. il sentore è ancora evidente e si accompagna a note di amaro e piccanti decise, ma mai troppo pronunciate. Segno questo – precisa il presidente del Capol -   che la concentrazione di polifenoli è importante, ma non tale da comprometterne l’uso in cucina. Quando si valuta un olio, quando se ne sceglie uno per la cucina, bisogna cercare un compromesso tra le qualità salutistiche e quelle organolettiche”.

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Fratelli d'Italia di Sezze.

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Spiace constatare come, ancora una volta, l’amministrazione comunale di Sezze e, precisamente, la “maggioranza consigliare dei gruppi Identità Setina, Lista Lucidi e Progetto Sezze 2000”, si dedichi a distorcere il pensiero di chi esprime una visione diversa anziché avviare una riflessione costruttiva. È una prassi che ormai conosciamo bene. Cogliamo, comunque, con favore il riconoscimento, seppur implicito, dell’impegno che Fratelli d’Italia ha dimostrato a livello nazionale, contribuendo a garantire i finanziamenti che rendono possibili molte delle opere che questa amministrazione si vanta di realizzare. Tuttavia, non possiamo ignorare il problema fondamentale: la gestione delle risorse pubbliche deve essere caratterizzata da scelte logiche, ponderate e rispettose delle esigenze di tutta la comunità. Nel merito delle questioni sollevate, ribadiamo, inoltre, come NON siamo contrari alla costruzione di un asilo nido, anzi, riteniamo che sia un servizio fondamentale per le famiglie. Quello che contestiamo è la scelta di collocarlo nell’UNICA struttura dedicata ai nostri anziani, che costituiscono una risorsa preziosa per la comunità e meritano spazi adeguati. Una decisione così delicata avrebbe richiesto un confronto più ampio, non una scelta imposta dall’alto, affrettata e, soprattutto, non condivisa, oltre che con la cittadinanza, con i gruppi consiliari di opposizione, a dispetto della tanto declamata collaborazione tra TUTTE le componenti di questa amministrazione.

Per il trasferimento del Centro per l’Impiego al Monastero delle Clarisse, anche in questo caso, non si discute la necessità di potenziare i servizi legati al lavoro, ma non comprendiamo come il trasferimento possa garantire un miglioramento concreto. Si tratta di un progetto che, così come presentato, appare più dettato da logiche contingenti che da una visione strategica e lungimirante. Apprendiamo, da ultimo, con piacere come l’amministrazione comunale riconosca lo Scalo un punto strategico per Sezze, ma ciò non giustifica scelte poco meditate e prive di una logica coerente. Se davvero l’obiettivo è valorizzare lo Scalo, è necessario farlo con interventi che rispettino sia le esigenze attuali sia la storia e il suo tessuto sociale. Fratelli d’Italia di Sezze non si oppone a prescindere alle opere pubbliche, ma continuerà a denunciare quando le risorse vengono spese male (si veda in proposito quanto accaduto per il centro di compostaggio, progetto ritirato poiché pensato in fretta per intercettare fondi senza una reale pianificazione). Le critiche costruttive non sono un paradosso politico, bensì un atto di responsabilità verso i cittadini che rappresentiamo. Siamo sempre pronti al confronto, ma rimandiamo al mittente ogni tentativo di strumentalizzare il nostro operato per nascondere l’assenza di un dialogo vero e di una programmazione consapevole.

Riceviamo e pubblichiamo la risposta dei gruppi consiliari di maggioranza Identità Setina, Lucidi Sindaco e Progetto Sezze 2000 al coordinamento setino di Fratelli d'Italia di Sezze.

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“Restiamo alquanto sconcertati dalla recente nota fatta pubblicare dal circolo di Sezze del partito di Fratelli d’Italia, nella quale sottolineano il loro “disappunto” per alcune decisioni assunte dalla maggioranza consiliare e relative alla realizzazione del nuovo asilo nido in via Puglie e la scelta di trasferire il Centro per l’Impiego all’interno del Monastero delle Clarisse. Sconvolge che questo tipo di istanze arrivino da un partito che a Sezze occupa i banchi delle opposizioni, ma che a livello regionale e nazionale sposa in pieno questo tipo di attività amministrative”. A sostenerlo in una nota sono i gruppi consiliari che compongono la maggioranza, Identità Setina, Lista Lucidi Sindaco e Progetto Sezze 2000, che in una nota censurano l’atteggiamento degli esponenti locali di Fratelli d’Italia, critici nei confronti delle scelte che riguardano lo scalo: “Il finanziamento che ci permetterà di demolire una struttura vetusta che necessita di continui interventi di manutenzione, e di restituirla agli anziani e alla comunità nuova e, peraltro, con un servizio in più per la cittadinanza (l’asilo nido), arriva direttamente dal Governo centrale, in contrasto dichiarato al calo delle natalità. A Sezze abbiamo ritenuto di cogliere questa opportunità e mai ci saremmo aspettati che ad alzare polvere (in alcuni casi anche partendo da bugie come presupposti) fosse proprio la sezione locale del partito che ha deciso di compiere queste azioni politiche. Paradosso politico ci si oppone anche alla costruzione di un centro anziani completamente nuovo”. Discorso simile per il Centro Impiego che, paradossalmente, la stessa amministrazione comunale ha intenzione di rilanciare, consapevole che il mondo del lavoro è un cambiamento continuo: “Ci sono intere generazioni che emigrano all’estero, che trovano lavoro al nord, e il partito locale della Premier riduce tutto al posizionamento di una struttura quando moltissimi servizi vengono svolti on-line. Il trasferimento alle Clarisse apre diversi scenari che, molto probabilmente, il circolo di FdI a Sezze non è riuscito a comprendere ancorato a logiche del lavoro antiche e senza una visione globale della città. Vogliamo tranquillizzare gli esponenti del circolo locale di Fratelli d’Italia che non è nostra intenzione depauperare lo scalo dai servizi. Di contro sottolineiamo come, finalmente, lo scalo viene ad assumere un’importanza strategica rispetto a come è sempre stato considerato. Abbiamo deciso di costruire un asilo nido allo Scalo, stiamo lavorando sul Brivolco, abbiamo riasfaltato Corso della Repubblica con fondi comunali, abbiamo il progetto della Setia Factory e la costruzione di un nuovo centro sociale giusto per fare qualche esempio. I tentativi di sminuire il lavoro fatto da questa amministrazione ha il fiato corto perché molti cittadini silenziosi apprezzano il lavoro che si sta facendo, dalla nostra parlano le opere, i fatti non le chiacchiere. Contrariamente a quello che pensano gli oppositori di se stessi (che evidentemente non sono così “fratelli” come vogliono far credere), abbiamo messo in campo, e continueremo a farlo, piaccia o no a Fratelli d’Italia, diverse azioni nei confronti dello scalo – conclude la nota dei gruppi consiliari di maggioranza – che nelle nostre idee di città potrebbe davvero avere un ruolo strategico importante ed essere dotato di quei servizi che in diversi decenni sono stati promessi durante infinite campagne elettorali, ma che però non sono stati mai messi in pratica”.

 

 

Nell’ambito del progetto “Upgrade”, finanziato dalla Regione Lazio ed inserito nel Centro di Aggregazione Giovanile di Sezze, l’associazione sportiva dilettantistica “Iris Majorettes” ha avviato con entusiasmo l’attività “Movi-Menti”, un’iniziativa volta a valorizzare la diversità e promuovere l’inclusione sociale attraverso il potere della danza e delle majorettes. Sotto la direzione di Valentina Balestrieri, una trainer nazionale e internazionale nonché giudice majorettes ANBIMA-MWF, questo progetto si propone di offrire un'opportunità a ragazzi e ragazze, bambini e bambine, sia extracomunitari che comunitari, provenienti dal territorio setino e dai paesi limitrofi, per sviluppare le proprie capacità artistiche e relazionali. Le lezioni si svolgeranno ogni sabato dalle 16:00 alle 18:30, creando un ambiente accogliente e stimolante in cui i partecipanti potranno cimentarsi in attività che favoriscono non solo la crescita personale, ma anche il lavoro di squadra, la disciplina e la coordinazione. Attraverso il laboratorio, i giovani avranno l’occasione di integrare competenze tecniche nel campo della danza e delle majorettes, culminando in eventi ed esibizioni pubbliche che celebrano il frutto del loro impegno. Il gruppo delle Iris Majorettes, fondato nel 2018 e composto da circa 20 ragazze di età compresa tra i 5 e i 28 anni, ha già un curriculum ricco di successi e partecipazioni a eventi significativi. Le ragazze, guidate da Valentina Balestrieri e dall'insegnante di danza Aldo Pietrosanti, hanno partecipato a raduni di bande, manifestazioni di beneficenza e spettacoli, raccogliendo premi e riconoscimenti nei Campionati Italiani Majorettes.Negli ultimi anni, le Iris Majorettes hanno compiuto passi da gigante: dal successo al Concorso Majorette della Frustica di Faleria, dove si sono distinte con un meritatissimo quarto posto, fino alla partecipazione alla terza edizione del Samara Festival 2024, che ha avuto luogo a Trasacco in provincia de L’Aquila. La loro visibilità è ulteriormente aumentata grazie alla partecipazione al programma “Lo Spaesato” su RAI 2, dove hanno avuto l'opportunità di mostrare le loro abilità e rappresentare il Borgo Medievale di Sonnino.Grazie al progetto Movi-Menti, le Iris Majorettes non solo continueranno a coltivare il talento artistico delle giovani partecipanti, ma contribuiranno anche alla creazione di un tessuto sociale inclusivo, in cui ognuno possa sentirsi partecipe e valorizzato. Questo progetto rappresenta una vera e propria celebrazione della diversità e della passione per il movimento, mostrando come lo sport e l'arte possano unirci, superando ogni barriera. Per accedere alle informazioni sull’attività e per iscriversi basta compilare il form dedicato al progetto “Upgrade” sul sito del Comune di Sezze.

 

Il Circolo setino di Fratelli d'Italia interviene in merito a due questioni che stanno generando polemiche da parte della città: quella del centro sociale di via Puglie e l'idea del sindaco Lucidi di spostare il CPI presso le Clarisse. Ecco la nota firmata dal coordinatore di Fdi Mario Sagnelli.

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Come Fratelli d’Italia di Sezze, esprimiamo il nostro disappunto per le recenti decisioni dell’amministrazione comunale riguardanti la demolizione del Centro Anziani di Via Puglie e il trasferimento del Centro per l’Impiego dal Piazzale della Stazione ai locali del Monastero delle Clarisse. Tali provvedimenti non rispondono alle reali esigenze della comunità e sollevano molteplici dubbi e preoccupazioni. Appare evidente che l’amministrazione sia orientata a ridurre i servizi nella zona di Sezze Scalo, nonostante questa rappresenti un’area strategica, che dovrebbe invece essere il motore dello sviluppo locale e il fulcro di interventi significativi in termini di servizi e infrastrutture.

La demolizione del Centro Anziani di Via Puglie, l’unica struttura del genere a servizio della popolazione di Sezze Scalo, rappresenta un grave danno per la socialità degli anziani. Spazi come questo sono essenziali per combattere l’isolamento sociale e promuovere il benessere psicofisico delle persone più fragili. Questa scelta poco lungimirante è stata oggetto, peraltro, di aspre critiche dai cittadini, emerse anche durante il recente “question time”, dove il Sindaco ha mostrato difficoltà a giustificare il progetto di demolizione in un’aula consiliare caratterizzata anche dall’assenza significativa dei consiglieri di maggioranza. La promessa di una futura ricostruzione non può essere, infine, considerata una soluzione adeguata, vista l’incertezza sui tempi e il previsto ridimensionamento della struttura.

Altrettanto criticabile è il trasferimento del Centro per l’Impiego dal Piazzale della Stazione, una posizione strategica e facilmente accessibile, al Monastero delle Clarisse, situato nel centro storico di Via Cavour. Questa decisione sembra ignorare sia le esigenze degli utenti del servizio sia le problematiche già esistenti del centro storico, afflitto da traffico e degrado. Tale spostamento appare, inoltre, più legato alla volontà di intercettare fondi regionali per la ristrutturazione del Monastero che a una reale pianificazione strategica, sacrificando così una destinazione d’uso più funzionale e adeguata.

Chiediamo, pertanto, all’amministrazione comunale di rivedere queste scelte, avviando un dialogo costruttivo con i residenti, gli utenti del Centro per l’Impiego e gli anziani di Sezze Scalo. Solo un confronto aperto potrà portare a soluzioni condivise, rispondere delle esigenze collettive, evitando una gestione amministrativa priva di visione e strategia per il futuro della città, in particolare per una frazione cruciale come Sezze Scalo.

Sabato, 30 Novembre 2024 16:38

Il grigiore straniante della politica setina

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La politica setina è avvolta in un grigiore straniante, in una piccolezza di prospettive demotivante, che genera i frutti amari della rassegnazione, del disinteresse e del disimpegno.
 
La passione ideale è venuta meno da tempo, l’aspettativa nei partiti e nei movimenti è scemata e la sfiducia nelle istituzioni rappresentative è ormai conclamata, tanto che l’astensionismo cresce ad ogni tornata elettorale.
 
Eppure come non mai tanti leader affollano il proscenio, si agitano e sgomitano per guadagnarsi un posto al sole, un titolo o una carica di cui fregiarsi, poco importa se priva di sostanza, solo formale e per conto terzi.
 
Prevale unicamente il desiderio di apparire, di appagare il proprio ego e il senso del limite e della misura sembrano essere stati smarriti nella selva oscura di ambizioni prive di idealità e della convinzione politicamente sciagurata “dell’uno vale uno” o meglio “dell’uno vale l’altro”, frutto avvelenato di un certo populismo deleterio. 
 
L’umiltà di riconoscere la propria inadeguatezza a ricoprire ruoli o svolgere funzioni , di non possedere capacità e competenze per tutto, di non essere uomini e donne buoni per qualunque stagione e che tutto nella vita ha il suo tempo è virtù piuttosto rara.
 
La nostra città ha attraversato stagioni entusiasmanti in termini di impegno e partecipazione popolare e altre di risacca. Nel passato idealità forti si sono scontrate, a volte con durezza, ma mai come in questo tempo è stato in discussione il senso del bene comune, il battersi per conquistare spazi sempre più ampi di democrazia, di diritti e libertà per tutti. Sia pur distanti per appartenenza ideale e politica, per quanto possibile l’obiettivo è stato quello di non far prevalere il particolare, l’interesse personale a scapito di quello generale. Errori sono stati commessi, ovviamente inevitabili, ma la politica si sforzava quantomeno di leggere gli eventi e di costruire proposte avanzate socialmente.
 
Oggi invece la politica sembra ridursi all’uso spregiudicato delle parole, al linguaggio greve e sprezzante, sui social e non solo, alla propaganda disinvolta e fine a se stessa, alle promesse tanto strabilianti quanto impossibili, che ben presto vengono lasciate cadere nel dimenticatoio e più di ogni altra cosa si caratterizza per l’incapacità di assumersi la responsabilità di scegliere l’utile e non il conveniente, di pensare non a fidelizzare il proprio pacchetto inossidabile, o presunto tale, di consensi ma di mettersi al servizio della comunità.        
 
Non si tratta di essere nostalgici del passato, di avere la testa rivolta all’indietro o di coltivare l’illusione di un ritorno ad mondo ideale ormai venuto meno, poiché questo significherebbe condannarci a essere irrimediabilmente perdenti e concretamente inutili.
 
Serve una politica nuova al passo con i tempi, capace di entrare nelle vite delle persone e di sporcarsi le mani con realtà spesso nascoste nelle pieghe delle esistenze, con situazioni anche drammatiche e dolorose, di ascoltare e capire, di stupirsi dinanzi all’inaspettato e di misurarsi con problemi  in apparenza piccoli e spiccioli ma che rappresentano montagne insormontabili per chi deve portare il peso dell’abbandono, della solitudine, della mancanza di risorse minime per tirare avanti dignitosamente.
 
L’avversario più duro da battere è il nanismo politico di gran parte della classe politica, in particolare di quanti confondono l’autostima con il narcisismo, si nutrono di rancore per i rovesci subiti e coltivano improbabili sogni di rivalsa, credono di essere i migliori, i più bravi, i detentori esclusivi delle soluzioni giuste e per questo si relazionano in modo sprezzante e astioso verso chi dissente.
 
Politica seria e buona amministrazione non possono far rima con partecipazione e condivisione delle scelte giusto il tempo della campagna elettorale, terminata la quale le belle promesse cadono nel dimenticatoio. Elezione poi non significa divenire padroni delle istituzioni, i voti non sono una prodigiosa sacra unzione che rende intoccabili e infallibili, al punto che quanti osano spingersi versi i lidi eretici della critica devono sapere che il loro destino è la condanna, la messa all’indice e la gogna mediatica.          
 
Segnali interessanti si levano in questo grigiore che tutto ricopre, provenienti non dalla politica politicante, concentrata a baloccarsi in una autoreferenzialità sorda e cieca, ma da tanti cittadini i quali si uniscono per dare voce al proprio disagio, al proprio dissenso per scelte non condivise e valutate sbagliate, per la mancanza di servizi e per un tessuto cittadino sfilacciato.
 
C’è vita nella società civile setina e questo è un bene, ma servirebbe il coraggio di ravvivare il sacro fuoco della partecipazione democratica, abbandonando il senso di rigetto e facendosi protagonisti del cambiamento.   

 

Mercoledì 27 e Giovedì 28 novembre l’istituto “Pacifici e De Magistris” di Sezze ha ospitato l’evento conclusivo del ciclo di incontri “Round Table Risto Stud”, un’iniziativa promossa dall’assessorato allo Sviluppo Locale e Politiche del Lavoro del Comune di Sezze in collaborazione con la Camera di Commercio Frosinone-Latina, Confcommercio Lazio Sud e Asip Imprese e Persone di Latina. Il progetto mirava a creare un legame tra istituzioni, imprese e scuola, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alle competenze e alle esperienze dei ristoratori locali. Dopo gli appuntamenti dedicati al carciofo di Sezze e alla visciola, il terzo e ultimo incontro ha avuto come tema "Il cibo nella terra del Mito: i piatti della Tradizione", una due giorni all'insegna delle tipicità del territorio, che ha coinvolto oltre 15 studenti dell'alberghiero e 4 Chef/imprenditori Locali: Maria Nasso (Lady Chef), Emanuela Proia (I Gricilli), Nonna Assunta (Antica Pasticceria Setina), Andrea e Pamela Gizzi (Lumache di Qualità). La dirigente scolastica, Prof.ssa Rossella Marra, ha sottolineato l’importanza di trasmettere il patrimonio culturale del territorio alle nuove generazioni, elogiando l’impegno delle classi e dei docenti che hanno collaborato al progetto. L’assessore Lola Fernandez, che ha curato l’intero percorso, ha evidenziato il valore della sinergia tra scuola e istituzioni: “Crediamo fortemente in una progettualità che coinvolga i giovani per prepararli al mondo del lavoro. Un esempio è il progetto finanziato da ANCI "Talenti da Coltivare", dove Sezze ha ottenuto 15 posti per giovani imprenditori grazie all’istituto. Il nostro metodo parte dai fabbisogni del territorio, creando una rete di realtà interconnesse”. Tra i prossimi obiettivi l’assessore ha anche citato il Comitato Locale per l’Occupazione, finanziato dalla Regione Lazio, che prevede nuove assunzioni nei prossimi due anni, e il progetto Setia Factory, che mira a realizzare a Sezze una fattoria sociale entro il 2029 per valorizzare prodotti locali e tradizioni attraverso un modello di agriturismo multifunzionale. Dal canto suo, il sindaco di Sezze Lidano Lucidi ha ribadito l’importanza del cibo come veicolo di cultura e identità: “Non è solo alimento, ma anche storia e tradizione. Presentare i cibi locali in modo adeguato significa raccontare e promuovere il territorio. Per farlo è essenziale il coinvolgimento della scuola, delle associazioni di categoria e della Camera di Commercio. I nostri imprenditori sono un patrimonio da sostenere”. Anche Anna Rita Fantozzi, presidente di Confcommercio Priverno, ha posto l’accento sull’importanza del lavoro di squadra: “Progetti così ambiziosi richiedono collaborazione. L’enogastronomia e le tradizioni possono diventare un motore di crescita per il territorio”. Paolo Galante, presidente provinciale di Federalberghi, ha invece sottolineato la necessità di sfruttare il web e le nuove tecnologie per attrarre l’interesse dei giovani e promuovere la ricettività locale, lamentando al contempo una lentezza nello sviluppo turistico rispetto ad altre realtà nazionali. Un punto di vista condiviso da Sandra Verduci, Camera di Commercio, che ha evidenziato l’urgenza di costruire un dialogo tra scuole, associazioni e imprenditori per accompagnare i giovani nel loro percorso formativo. A tal proposito, la ristoratrice Francesca Giuliani e Piera La Portella, in rappresentanza della Fipe, hanno raccontato le loro esperienze, mentre la chef Maria Nasso ha parlato del laboratorio culinario svolto con i ragazzi: “Abbiamo voluto trasmettere passione, contribuendo alla loro crescita educativa e professionale”. Il presidente dell’associazione Tutti Angeli, Emilio Perroni, ha ricordato il ruolo chiave della collaborazione: “Abbiamo creduto nel progetto perché è fondamentale lavorare insieme per ottenere risultati concreti. Il nostro obiettivo è valorizzare il territorio a tutto tondo, dal mare all’entroterra”. A chiudere l’evento è stato il coordinatore del progetto, il Professor Gianfranco Azzola, che ha elogiato i ragazzi: “Sono stati i veri protagonisti, dimostrando talento e passione. Questo percorso è solo l’inizio di qualcosa che darà frutti duraturi”. L’iniziativa ha confermato come la tradizione, unita all’innovazione e alla formazione, possa rappresentare una leva strategica per il futuro del territorio e dei suoi giovani.

 

 

Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani tocca a me, mamma,
Se domani non torno, distruggi tutto,
se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”.
(Cristina Torres Caceres)
 
Violenza sulle donne e femminicidi rappresentano una delle maggiori piaghe sociali del nostro tempo e sono in continua espansione. Ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo a causa di matrimoni falliti, abbandoni, tradimenti e divorzi.
Il vaso di lacrime e dolore è colmo e non c’è più spazio per silenzi e rassegnazione.
Occorre fare un grande esercizio di verità, verità scomode ma necessarie per rendere giustizia a tutte le vittime e porre le basi per un cambiamento vero, per combattere alla radice un crimine assurdo e intollerabile.
Il riconoscimento unanime della violenza di determinati comportamenti e la loro condanna è sicuramente un punto di partenza importante. Tuttavia è sbagliato pensare che brutalità e femminicidi siano appannaggio dei mostri, degli anormali e non considerare invece che originano da perduranti conflitti materiali, strutturali, sociali, culturali, simbolici ed economici. Nascondere o comunque non affrontare le cause che le generano significa rendersi complici di una falsificazione della realtà e non porre le condizioni per la loro concreta rimozione, per la tutela dei diritti e della dignità delle donne e per la loro autodeterminazione.
La violenza di genere è sempre conseguente a conflitti causati dalla volontà maschile di dominare, possedere e controllare. È questa una verità inoppugnabile.
Combattere questa modalità distorta di concepire la relazione uomo / donna richiede innanzitutto un percorso di educazione all’affettività, in grado di aiutare le persone, i giovani soprattutto, a costruire rapporti sani, improntati alla reciproca accoglienza e rispetto di cui deve farsi carico certamente la scuola, ma che per essere efficace deve investire ogni ambito della società a partire dalle famiglie.
L’educazione affettiva non è mai neutra e circoscrivibile, ma è il portato di modi di intendere le relazioni, la propria identità, di assegnare significati differenti alla propria sessualità e così via. Se quanti hanno ruoli e responsabilità di governo, a vari livelli, si fanno promotori di visioni culturalmente arretrate e anzi rivendicano l’idea che la scuola serva unicamente a formare lavoratori e il posto delle donne è la famiglia, se gli insegnanti compiono uno sforzo inane per spiegare al mattino che l’amore non è sempre e solo ferita narcisistica e il pomeriggio le nostre televisioni ci propinano incessantemente un unico modello di incontro tra uomini e donne rappresentato dalla predazione assoluta e dal narcisismo come orizzonte ultimo di senso dentro cui collocare ogni contatto, parlare di educazione affettiva è solo un’illusione, in quanto concretamente il modello relazionale proposto e imposto è eterosessuale e patriarcale. Le donne poverine non dobbiamo ucciderle, ma possiamo molestarle, sottometterle, dominarle, decidere per loro, scoparle quando sono ubriache o vestite male, sessualizzare tutti i discorsi a loro riferiti.
Il riduzionismo antropologico secondo il quale la tentazione della violenza maschile ha genesi naturale e il maschio non deve cedere alla tentazione che alberga dentro se stesso da sempre e al di là delle circostanze culturali, sociali, economiche, politiche è un  modo pericolosissimo per inquadrare e affrontare il problema, in quanto si finisce per attribuire la responsabilità al singolo, assolvendo il tribalismo patriarcale e risolvendo il tutto con la necessità che ogni maschio lavori in autonomia per frenare la propria natura.
La cultura del patriarcato non è affatto morta, come qualcuno improvvidamente ha sostenuto anche di recente. Dietro la spirale violenta che investe le donne c’è l’idea di una dominazione strutturale che non dipende dalle circostanze sociali o dal momento presente, ma esprime una concezione patriarcale transtorica. Nei fatti è cambiata solo la sensibilità verso il fenomeno, non l’intensità del suo manifestarsi che avviene con modalità differenti e nella sostanza è rimasta sempre uguale a se stessa.
A tutto ciò si aggiunge un ulteriore elemento non meno rimarchevole, rappresentato dagli effetti sociali e culturali del neoliberismo, un sistema economico e politico che ha preteso di funzionalizzare le relazioni, di oggettivare ogni soggetto, di mercificare ogni sentimento trasformandolo in pretesa di possesso e di consumo, nel quale la dominazione si presenta con il carattere semantico della competizione, per cui la relazione si identifica con la prestazione, il misconoscimento è considerato una minaccia all’identità, l’altro è un potenziale nemico e la fragilità un fallimento. L’aver ridotto tutto alla proprietà ha finito così per trasformare le relazioni intersoggetive in narcisismo possessivo.
L’unanime rifiuto e l’aggravamento delle sanzioni penali da soli sono improduttivi ed inutili se non si ha la forza e il coraggio di affrontare culturalmente, politicamente e socialmente questi nodi strutturali che stanno alla base della violenza di genere nelle sue diverse declinazioni.

 

 

Nel corso della mattinata di ieri, all’esito di mirati accertamenti, i Carabinieri della Stazione di Sezze hanno deferito, in stato di libertà, un cittadino indiano di 25 anni, per il reato di simulazione di reato. I fatti risalgono all’ottobre scorso, allorquando, su specifica richiesta pervenuta al 112 N.U.E., i Carabinieri della Stazione di Sezze intervennero in quel centro, a seguito di una riferita tentata rapina. Nella circostanza, il predetto indagato riferì ai militari dell’Arma dei Carabinieri intervenuti di essere stato avvicinato da 3 soggetti i quali, al suo rifiuto di consegnargli 10 euro, lo avevano colpito alla testa. Nel corso delle indagini avviate dalla suddetta Stazione Carabinieri è emerso che, l’uomo non era stato aggredito, come da lui dichiarato, ma senza essere stato avvicinato da alcuno, in evidente stato di alterazione, si era semplicemente adagiato a terra, al centro della carreggiata, dove era stato poi soccorso e trasportato all’ospedale di Terracina dal personale medico intervenuto.Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale il principio di  non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione.

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