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 Riceviamo e pubblichiamo un documento del segretario dei Giovani Democratici di Sezze

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La prossima settimana inizieranno i lavori di riqualificazione dell'area destinata al mercato settimanale nella località Anfiteatro di Sezze, attraverso un finanziamento regionale di circa 200mila euro. Il progetto dell’architetto Maria Palombi viene descritto dal sindaco Lidano Lucidi, come un intervento che migliorerà la viabilità, sarà in grado dell’illuminazione pubblica, prevederà la realizzazione di un orto sociale. L'obiettivo, secondo il sindaco, sarà trasformare il mercato in un luogo di aggregazione moderno e sostenibile, capace di rivitalizzare il centro storico e contribuire all'economia locale. La realtà è purtroppo ben diversa, infatti se da un lato il progetto permetterà di risolvere alcune criticità, dall’altro si presenta come una serie di interventi limitati alla sola area mercatale e limitanti nella loro efficacia, intesa come capacità di rigenerare il contesto che circonda l’area. Un'area così vasta, se destinata solo ad ospitare l’attività del mercato settimanale, rischia infatti di rimanere inutilizzata per il resto del tempo. Al contrario sarebbe stato opportuno ed efficace prevedere una configurazione dello spazio “polifunzionale” e mutevole a seconda dell’attività svolta e dell’utenza. Insomma, un progetto contemporaneo per una città che deve guardare al futuro! In molte realtà urbane, infatti, l’attività di pianificazione e governo della “città pubblica” è orientata verso la creazione di spazi polivalenti, capaci di adattarsi a una varietà di funzioni: eventi culturali, attività sociali, spazi verdi per il relax e attività sportive. Questo approccio garantisce un utilizzo continuo e variegato dell'area, promuovendo un luogo vivo e partecipato dalla comunità in ogni momento dell'anno. La riapertura del teatro e la presenza di attività sportive nelle vicinanze offrono un'opportunità unica per creare un'area che diventi un vero polo di aggregazione, dove cultura, sport e commercio possano convivere e arricchirsi a vicenda. L’inclusione di spazi attrezzati per eventi all’aperto o di strutture di supporto per le attività del circolo di ciclismo e del parco adiacente potrebbe rendere la riqualificazione più organica e meglio integrata con il contesto urbano già esistente. In conclusione, mentre la riqualificazione del mercato di Sezze rappresenta indubbiamente un passo positivo verso la rivitalizzazione del centro storico e del territorio circostante, il progetto rischia di essere limitato nella sua visione. Un approccio che non prevede una maggiore versatilità rischia di lasciare l'area sottoutilizzata per la maggior parte del tempo, limitandone l'accessibilità e l'utilità per la comunità. In un’epoca in cui le città devono affrontare sfide complesse dinamiche, come quella della sostenibilità ambientale, l’inclusione sociale e la rigenerazione economica, è fondamentale che ogni intervento di rigenerazione urbana riesca a creare spazi capaci di evolversi e rispondere alle molteplici esigenze dei cittadini.


Segr. GD Sezze Giovanni Sorano

 

Il Comune di Sezze ha annunciato l’integrazione dei suoi servizi pubblici nell’App IO, la piattaforma nazionale che consente ai cittadini di accedere facilmente ai servizi delle Pubbliche Amministrazioni, sia locali che nazionali. Il sindaco di Sezze, Lidano Lucidi, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di offrire ai nostri cittadini un ulteriore strumento per semplificare l’interazione con il Comune. L’App IO rappresenta un passo importante verso la digitalizzazione e l’innovazione dei servizi pubblici, permettendo di accedere a comunicazioni, pagamenti e documenti in modo sicuro e immediato”. L'App IO, sviluppata dal Dipartimento per la trasformazione digitale in collaborazione con PagoPA, consente ai cittadini di gestire numerosi servizi attraverso un'unica piattaforma, utilizzando credenziali SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE). Attraverso questa app, sarà possibile non solo ricevere notifiche riguardanti scadenze e servizi, ma anche effettuare pagamenti verso la Pubblica Amministrazione. “L’obiettivo di questo progetto – ha aggiunto Lucidi – è quello di facilitare l’accesso ai servizi comunali, migliorando la qualità della vita dei nostri cittadini. Già da ora, stiamo attivando il servizio di avviso per la scadenza della Carta d’Identità, ma contiamo di ampliare l’elenco dei servizi a breve”. L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo nella direzione della trasparenza e dell’efficienza amministrativa, aspetti che l’Amministrazione Lucidi ha sempre messo al centro del proprio operato. L’App IO è disponibile gratuitamente e può essere scaricata da tutti i cittadini che dispongono di credenziali SPID o CIE, garantendo un accesso sicuro e controllato alle informazioni: “Invito tutti a scaricare l’app – ha concluso il sindaco di Sezze – e a familiarizzare con i suoi strumenti. Il futuro è digitale e noi vogliamo essere protagonisti di questo cambiamento, garantendo ai nostri cittadini il meglio delle tecnologie disponibili”.

Domenica, 06 Ottobre 2024 06:19

Fare i conti con il 7 ottobre

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I lupi sono entrati in città; li percepiamo, li sentiamo; sono in giardino, in salotto, nella stanza dei bambini; proprio in questo momento, entro mi spingo contro la porta, stanno tentando di forzare la serratura….”. 
 
Queste sono le parole pronunciate al telefono da un testimone della strage perpetrata dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023, un giorno apparentemente qualunque, come tanti, entrato nella Storia, che identifica l’orrore inevitabilmente associato alla parola più vergognosa del novecento, la Shoah, la caccia all’ebreo in quanto ebreo. Uomini, donne, bambini e anziani sono stati vittime di un’azione mirata a seminare morte, sofferenza e terrore. I “lupi” di Hamas hanno sgozzato non solo le vittime reali ma un intero popolo, il popolo ebraico.
 
È trascorso un anno da quel giorno e se l’orrore non è stato dimenticato, sicuramente è stato oscurato da quanto accaduto dopo in quel piccolo lembo di terra, arroventato da un odio viscerale di tutti contro tutti, dal precipitare del conflitto ultradecennale in una spirale infernale, in cui ciascuno assesta colpi all’impazzata nei confronti dell’altro senza minimamente valutare le conseguenze e soprattutto senza considerare il rischio di incamminarsi lungo una strada senza ritorno. 
 
L’impressione è che il conflitto in Medio Oriente sembra essere sfuggito di mano ad Israele, all’Iran con la sua galassia di organizzazioni terroristiche, agli Stati Uniti e all’intera comunità internazionale. Tutto può accadere e può precipitare ancor di più in qualsiasi momento, fermo restando che alcuni fatti appaiono incontrovertibili.
 
In primo luogo il regime degli ayatollah, quando diede il via libera a Hamas per la carneficina di civili ebrei e la presa di ostaggi, non pensava che un anno dopo si sarebbe trovato isolato, con le propaggini armate di Hezbollah e Hamas, con cui terrorizza e ricatta il Medio Oriente da decenni, decapitate e la propria credibilità ridotta ai minimi termini sia politicamente che militarmente, visto che i suoi tentativi di colpire con attacchi missilistici Israele sono stati neutralizzati facilmente. In secondo luogo e non meno rilevante è che nessun paese arabo si è lasciato finora coinvolgere nel conflitto, se non occasionalmente e paradossalmente per aiutare Israele a intercettare i missili iraniani e per mandare aiuti umanitari a Gaza. Infine gran parte dei paesi arabi ha esultato per il colpo che le forze armate israeliane hanno sferrato a Hezbollah, in particolare per l’uccisione del suo leader, Hassan Nasrallah e non si è trattato soltanto di una reazione dei governi, ma anche e soprattutto delle popolazioni. La ragione va ricercata sia nel fatto che questo gruppo terrorista e il suo capo avevano preso in ostaggio il Libano e lo avevano trasformato in una base dell’imperialismo iraniano sia nella storica contrapposizione tra sunniti e sciiti.
 
Tuttavia queste considerazioni di politica generale non possono farci chiudere gli occhi su quanto sta avvenendo, sull’orrore che continuamente si somma ad orrore e sul fatto che proseguendo ottusamente sulla strada della violenza e dello scontro armato non si aprirà nessuna prospettiva di futuro né per il popolo israeliano né per quello palestinese.
 
Ridurre la discussione ad uno schieramento di tifoserie, dividersi tra filoisraeliani e filopalestinesi non porta da nessuna parte, anzi per molti versi appare perfino ridicolo, dato che nessuna persona ragionevole può accettare che siano esclusi o anche semplicemente limitati i legittimi diritti e le giuste aspirazioni dei singoli popoli. Il punto di svolta non può che essere rappresentato dall’indispensabile riconoscimento dell’altro e dalla ricerca sincera di una convivenza pacifica.
 
Partendo dalla situazione attuale occorrono passi avanti significativi da parte di tutti. I palestinesi non possono non condannare con forza e fermezza la barbarie abbattutasi ciecamente sui civili israeliani il 7 ottobre, un orrore che neanche i decenni di occupazione, violenze, oppressione possono giustificare, perpetrato dal regime autoritario, islamista e misogino di Hamas. Israele non può fare a meno di ricordare che il 7 ottobre non nasce dal nulla, ma da decenni di occupazione che se non può in alcun modo giustificare la carneficina perpetrata il 7 ottobre, non può neanche essere cancellata e soprattutto quanto accaduto non può essere usato dal governo israeliano, guidato da un leader screditato e interessato solo a mantenersi al potere per evitare di finire sotto processo per i diversi reati di cui è accusato, come una cambiale in bianco per annientare i palestinesi.
 
Fare i conti con quel maledetto sabato di un anno fa presuppone necessariamente di non lasciarsi fagocitare dall’odio cieco e dalla sete di vendetta in nome dei quali si rischia di giustificare gli errori e gli orrori del passato e quanto di terribile potrà ancora accadere, tantomeno significa essere irrispettosi nei confronti delle vittime e delle centinaia di migliaia di sfollati palestinesi e israeliani, ignorare il dolore e la rabbia che attraversano intere generazioni di palestinesi, la gran parte nati e cresciuti nei campi profughi o sotto l’occupazione in Cisgiordania, o cosa ha rappresentato il 7 ottobre per gli israeliani, e per molti ebrei nel mondo, cioè la sensazione di non essere al sicuro da nessuna parte, l’angoscia per gli ostaggi, il ricordo del trauma della Shoah oltre a tutte le altre violenze subite nel passato.
 
Fare i conti con il 7 ottobre non significa equiparare nulla, tantomeno dimenticare le responsabilità dei diversi protagonisti in campo, ma cercare di calarsi nell’altro e di comprenderne le ragioni, tralasciando gli interessi geopolitici, dei governi e personali dei vari leader, e ripartire dai sentimenti e dalle speranze delle persone comuni.
 
Se continuerà a prevalere il desiderio del completo annientamento dell’altro non ci potrà essere speranza di pace e di convivenza, che richiedono il reciproco riconoscimento, l’ammissione dei torti commessi e non solo il ricordo di quelli subiti.
Domenica, 29 Settembre 2024 05:47

La vera questione morale e il Partito Democratico

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I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss” (Enrico Berlinguer).
 
Era il 1981 quando Enrico Berlinguer, segretario del PCI, pronunciò queste parole in una famosa intervista concessa a Eugenio Scalfari e pubblicata su “Repubblica”.
 
Il cuore del ragionamento del segretario del PCI era politico e la questione morale, che poneva al centro della sua visione e della sua azione, non aveva nulla a che fare con un’idea astratta di onestà o purezza morale, ma toccava il nodo ineludibile del rapporto tra politica e potere.
 
Le trasformazioni socioculturali, la fine delle grandi ideologie e anche di partiti e movimenti che per decenni hanno dominato la scena politica italiana, non hanno scalfito la validità e l’attualità di quella denuncia. Al contrario negli ultimi trent’anni, quelli della cosiddetta seconda repubblica, il sistema denunciato da Berlinguer è divenuto patrimonio condiviso da tutti i partiti ed è applicabile purtroppo anche alle formazioni politiche di centrosinistra e in particolare al Partito Democratico, nato su ben altre idee e con finalità diverse da quelle di essere strumento di potere a livello locale e nazionale.
 
Riflettere sulle parole di Berlinguer è utile per spiegare la crisi attuale dei partiti e in particolare del Partito Democratico, una crisi politica che professionisti politici di lungo corso e camaleonti buoni per tutte le stagioni, signori delle tessere e detentori di pacchetti di consensi, abili nell’imbastire cordate e patti di potere non ammettono e non ammetteranno mai, perché ciò significherebbe riconoscere la propria sconfitta culturale.
 
Sarebbe un errore gravissimo ridurre la questione morale alla questione giudiziaria, al coinvolgimento di singoli esponenti politici in inchieste e processi. Troppo poco e troppo facile non considerare che tale aspetto è solo la punta estrema di una degenerazione più profonda e preoccupante, la manifestazione della distorsione nel rapporto tra potere e politica e della trasformazione, anche a sinistra, dei partiti in federazioni di camarille al servizio di leader carismatici o presunti tali.
 
Mostrarsi indignati e abbandonarsi ad un moralismo che rapidamente si accende e altrettanto rapidamente si spegne, evita di affrontare e mettere in discussione certi sistemi radicati di controllo dell’apparato partitico. L’obiettivo è mantenersi in tutti i modi a galla ed evitare di mettere mano ai nodi politici.
 
Il problema vero, la vera questione morale invece è che il Partito Democratico e la sinistra in generale sono stati avvolti e in alcuni casi ingoiati da un vuoto ideale e ad essersi deteriorata è la concezione stessa della politica. Poco importa se dilaga l’astensionismo ed è a rischio la stessa sopravvivenza di una prospettiva politica progressista e democratica con al centro gli interessi dei cittadini, il bene comune.
 
La convinzione che la forza del potere esercitato fosse giustificazione sufficiente per l’esercizio del potere stesso, non solo si è dimostrata erronea ma ha logorato un’intera classe politica, la quale per insipienza, convenienza o conformismo non vuole riconoscere che sono queste le ragioni delle sconfitte degli ultimi anni, della crisi dei consensi e delle proprie responsabilità per aver causato la crisi stessa.
 
L’azione generosa e coerente fin qui messa in campo dalla segretaria nazionale del PD Elly Schlein richiede tuttavia un cambio di passo deciso e una incisività maggiore a livello locale, sui territori, dove continuano a dominare logiche totalmente estranee ad una visione alta della politica, legate all’amichettismo e alle cordate, ad una adesione che è solo tesserificio e non possiede nulla della militanza.
 
Il Partito Democratico non può essere una ridotta per pochi autoeletti, ma deve essere una comunità aperta, appartenente ai cittadini e fondata su valori riconoscibili e praticati.
 
Non c’è più tempo da perdere.
 

 

 

Sezzesi internazionali! Un gruppo di amici, uniti da sempre da una passione, quella della raccolta dei funghi e della scoperta della natura e della montagna, sarà tra i big nella ricerca dei funghi. Anche Sezze infatti sarà rappresentata alla competizione internazionale che ormai da dieci anni attira cercatori di funghi da tutto il mondo e che si terrà a Cerreto Laghi, nell'Appennino Tosco Emiliano. La kermesse è ormai arrivata alla decima edizione e quest'anno cinque amici accomunati dalla passione della ricerca sono riusciti a farne parte e disputeranno la gara a squadre che ha un regolamento tutto particolare.

Paolo, Giancarlo, Emiliano, Marco e Alessandro, il 6 ottobre prossimo sfideranno infatti altre 50 squadre per cercare il fungo più bello dell'Appennino Tosco Emiliano e dovranno portare fuori dal bosco una busta con all'interno l'immondizia che verrà trovata nei boschi, oltre ad annotare su un taccuino un pensiero, una riflessione o un disegno ispirato alle sensazioni provate duranti la ricerca dei funghi. Una giuria valuterà l'operato delle squadre e proclamerà la squadra vincitrice. Ad accompagnare il gruppo di fungaroli setini Gigi e Alessandro Ferrazzoli in rappresentanza della Federcaccia che ha sponsorizzato la spedizione.

Il gruppo ci tiene a ringraziare  anche Daniele del Bar Cappellitto, Mirco del Bar Klada, Roberto Bucciarelli di RB Artinfissi, Antonio del Jack Torrance, Sven e Marco della Infissi e Montaggi e Pino “Palanca” che hanno contribuito rendendo più agevole la trasferta.

Insomma... un grande in bocca al lupo al gruppo di fungaroli setini.

 

La Regione Lazio, con Determinazione n. G12051 del 16/09/2024, ha approvato il programma per la salvaguardia e la valorizzazione delle attività storiche e delle fiere di interesse storico del territorio presentato dal Comune di Sezze.

"La salvaguardia e la valorizzazione delle nostre fiere e attività storiche rappresentano un investimento fondamentale per il futuro di Sezze. Non si tratta solo di preservare un patrimonio culturale e commerciale inestimabile - afferma Lola Fernandez Assessore Attività Produttive e Sviluppo Locale. Comune di Sezze -  ma anche di promuovere la conservazione e la rigenerazione del nostro territorio e dei suoi centri storici. Le attività storiche, i mercati e le fiere sono il cuore pulsante della nostra comunità, luoghi di incontro, di scambio e di tradizione che contribuiscono a definire la nostra identità. Questo importante risultato ci consentirà di stanziare un finanziamento complessivo di € 71.500,00, di cui € 50.000,00 provenienti da contributo regionale, per la tutela e la promozione del patrimonio culturale e commerciale della nostra città". 

Nello specifico, il programma prevede interventi mirati a:

  • Sostenere le fiere locali: la Sagra del Carciofo, la Fiera di San Luca e la Fiera della Croce riceveranno ciascuna un contributo di € 10.000,00 per migliorare la loro visibilità e organizzazione.
  • Valorizzare le attività storiche: il Bar Buzzichetto, la Gioielleria Di Lenola, il Bistrot San Pietro e l'Abbigliamento Lombardi beneficeranno di contributi compresi tra € 5.000,00 e € 7.120,00 per interventi di conservazione e ammodernamento.
  • Promuovere il marchio " fiere e attività storiche ": saranno implementate strategie di comunicazione e marketing per valorizzare l'identità storica di queste attività.

Entro il 15 ottobre si chiuderà il termine per l'accreditamento di nuove attività storiche. L'avviso è pubblicato sul sito del Comune di Sezze. Invito tutte le attività che possiedono i requisiti per accedere a questo accreditamento e che ancora non hanno presentato la pratica in Comune a farlo entro la scadenza indicata. Una volta ottenuto l'accreditamento, potranno optare ai finanziamenti in programma dalla Regione Lazio per il 2025.

"Desidero ringraziare il Settore Sviluppo Locale del Comune di Sezze per il lavoro svolto, la Confcommercio Lazio Sud per il supporto tecnico fornito, e ricordare con affetto il compianto Vittorio Del Duca, il cui contributo è stato fondamentale per il raggiungimento di questo obiettivo. L'Amministrazione comunale   -chiude l'assessora - si impegna a garantire la massima trasparenza e efficacia nella gestione di questi fondi, al fine di preservare e valorizzare il tessuto economico e culturale di Sezze".

 

Riceviamo e pubblichiamo la nota del coordinamento di Fratelli d'Italia di Sezze.

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Riteniamo doveroso intervenire su quanto accaduto nell'ultimo Consiglio Comunale di Sezze, dove si è discusso del progetto "Setia Factory" e della permuta dei diritti d’uso civico tra i terreni contraddistinti al foglio 61 p.lla 359 e al foglio 5 p.lla 182. Ancora una volta ci troviamo di fronte a errori evidenti da parte di questa amministrazione, che tenta di farli passare sotto silenzio, nonostante le continue dichiarazioni trionfalistiche sull’imminente realizzazione del progetto.
Il Consiglio Comunale è stato convocato proprio per correggere l’ennesimo errore, ormai diventato un’abitudine preoccupante di questa amministrazione. Basti pensare alla vicenda dei parcheggi di Sezze Scalo, annunciati con grande clamore e poi "congelati" per risolvere dissidi interni. Adesso assistiamo alla sospensione dell'iter autorizzativo del progetto "Setia Factory" perché la Regione Lazio, con la nota n. 22766/2024, ha dichiarato improcedibile la permuta del terreno in precedenza individuato (foglio 61, particella 359), in quanto non idoneo né dal punto di vista urbanistico né ambientale.
E così, l'amministrazione tenta di correre ai ripari, individuando un nuovo terreno per la permuta (foglio 5, particella 182) e sperando che questa volta la Regione dia il via libera in tempi celeri. Ma intanto, ci saranno ulteriori costi, come quelli già sostenuti, ad esempio, per una nuova relazione tecnica per il terreno da proporre in permuta (medesima relazione veniva commissionata per il precedente terreno non ritenuto idoneo dalla Regione Lazio) e il rischio concreto di perdere i finanziamenti legati al PNRR. Addirittura, potrebbe essere necessario restituire quanto già speso per lavori avviati sui terreni.
Esortiamo questa amministrazione a dedicare meno tempo alla propaganda (senza avere ancora ottenuto risultati concreti) per concentrarsi su un’attività politica e amministrativa seria e responsabile con un’attenta gestione del patrimonio pubblico. Non possiamo più permetterci opere incompiute e, peggio ancora, di dover fare i conti con possibili danni erariali.

 

 

Il Consiglio d'Istituto del Plesso Valerio Flacco" a causa di un ritardo nell'attivazione del servizio mensa da parte del Comune di Sezze, ieri ha deliberato di mantenere l'orario scolastico provvisorio, con l'uscita anticipata degli alunni. Ciò ovviamente arreca per l'organizzazione familiare tanti disagi e pone quesiti sulle tempistiche sbagliate dell'Ente che, al contrario, dovrebbe fare del tutto per non causare problemi agli alunni, alle famiglie e al corpo docente. Sembra, ma non vi è alcuna ragione di dubitarne, che alle missive della nuova Preside Michela Pirro non ci sia stato alcun riscontro da parte dell'amministrazione comunale guidata da Lidano Lucidi, così come non ci sono state risposte alla richiesta e ai solleciti di avere un agente della Polizia Locale durante l'entrata e l'uscita degli alunni, perché costretti a fare le gincane in mezzo al traffico e al disordine viario. 

Interviene sul caso e sui disagi che si stanno arrecando alle famiglie di Sezze Scalo il movimento di Impronta Setina. Ecco la nota inviata alla stampa locale.

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"Abbiamo ricevuto una nota dei rappresentanti del Consiglio d’Istituto della scuola Caio Valerio Flacco sulle condizioni del plesso scolastico di Sezze Scalo e vogliamo esprimere il nostro pieno sostegno. Dalla predetta nota rileviamo un comportamento dell’amministrazione comunale inaccettabile. Di fronte all'ennesimo ritardo e alla mancanza di risposte da parte dell'amministrazione comunale, esprimiamo il nostro profondo disappunto per una situazione che sta creando gravi disagi a tutte le famiglie coinvolte. Il mancato avvio del servizio mensa, a cui si sommano il silenzio istituzionale e la mancata assistenza per garantire la sicurezza degli studenti all'entrata e all'uscita, dimostrano una preoccupante mancanza di interesse da parte del Comune nel garantire servizi essenziali. Le continue sollecitazioni inviate dalla preside sono rimaste senza riscontro, mostrando chiaramente come le esigenze della comunità scolastica vengano ignorate.
È inaccettabile che dopo 24 giorni non ci sia stata una risposta concreta alle richieste per l'attivazione della mensa, né per il tempo pieno, quest’ultimo negato senza alcuna giustificazione. Siamo fermamente convinti che l'istruzione e il benessere dei nostri figli non possano e non debbano essere sacrificati per la poca attenzione prestata da chi dovrebbe tutelare questi diritti. Siamo pertanto affianco ai rappresentanti dei genitori e siamo pronti a sostenere la loro richiesta di un consiglio comunale straordinario, affinché vengano date risposte chiare e si arrivi a una soluzione definitiva. L’amministrazione comunale si assuma le proprie responsabilità, rispettando il proprio ruolo e mettendo al centro i bisogni delle famiglie e degli studenti. Restiamo uniti in questa battaglia per una scuola che funzioni davvero e per una comunità che non sia abbandonata a se stessa".

Il Consiglio d'Istituto del Plesso Valerio Flacco" a causa di un ritardo nell'attivazione del servizio mensa da parte del Comune di Sezze, ieri ha deliberato di mantenere l'orario scolastico provvisorio, con l'uscita anticipata degli alunni. Ciò ovviamente arreca per l'organizzazione familiare tanti disagi e pone quesiti sulle tempistiche che un Ente dovrebbe avere per non causare problemi agli alunni, alle famiglie e al corpo docente. Sembra, ma non vi è alcun modo di dubitarne, che alle missive della nuova Preside non ci sia stato riscontro da parte dell'amministrazione comunale di Lidano Lucidi, così come non ci sono state risposte alla richiesta e ai solleciti di avere un agente della Polizia Locale durante l'entrata e l'uscita degli alunni, costretti a fare le gincane in mezzo al traffico e al disordine viario. 

Interviene sul caso e su disagi che si stanno arrecando alle famiglie di Sezze Scalo il movimento di Impronta Setina. Ecco la nota inviata alla stampa locale.

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"Abbiamo ricevuto una nota dei rappresentanti del Consiglio d’Istituto della scuola Caio Valerio Flacco sulle condizioni del plesso scolastico di Sezze Scalo e vogliamo esprimere il nostro pieno sostegno. Dalla predetta nota rileviamo un comportamento dell’amministrazione comunale inaccettabile. Di fronte all'ennesimo ritardo e alla mancanza di risposte da parte dell'amministrazione comunale, esprimiamo il nostro profondo disappunto per una situazione che sta creando gravi disagi a tutte le famiglie coinvolte. Il mancato avvio del servizio mensa, a cui si sommano il silenzio istituzionale e la mancata assistenza per garantire la sicurezza degli studenti all'entrata e all'uscita, dimostrano una preoccupante mancanza di interesse da parte del Comune nel garantire servizi essenziali. Le continue sollecitazioni inviate dalla preside sono rimaste senza riscontro, mostrando chiaramente come le esigenze della comunità scolastica vengano ignorate.
È inaccettabile che dopo 24 giorni non ci sia stata una risposta concreta alle richieste per l'attivazione della mensa, né per il tempo pieno, quest’ultimo negato senza alcuna giustificazione. Siamo fermamente convinti che l'istruzione e il benessere dei nostri figli non possano e non debbano essere sacrificati per la poca attenzione prestata da chi dovrebbe tutelare questi diritti. Siamo pertanto affianco ai rappresentanti dei genitori e siamo pronti a sostenere la loro richiesta di un consiglio comunale straordinario, affinché vengano date risposte chiare e si arrivi a una soluzione definitiva. L’amministrazione comunale si assuma le proprie responsabilità, rispettando il proprio ruolo e mettendo al centro i bisogni delle famiglie e degli studenti. Restiamo uniti in questa battaglia per una scuola che funzioni davvero e per una comunità che non sia abbandonata a se stessa".

Sabato, 21 Settembre 2024 20:40

Ad Deum, don Anselmo!

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Pensieri e ricordi si affollano nella mia mente.
 
Il subbuglio emotivo, la sofferenza per la perdita e l’intenso legame affettivo possono rappresentare un limite, un ostacolo all’obiettività del giudizio, ma possono offrire anche un angolo visuale particolare e originale per raccontare una persona.
 
Ero un bambino quando ho incontrato don Anselmo per la prima volta. È entrato nella mia storia personale in punta di piedi, è diventato una presenza fondamentale e mi ha accompagnato fino a qualche giorno fa, quando all'improvviso ha lasciato il contingente e il provvisorio ed è entrato nella dimensione dell’Eterno.
 
Lo smarrimento di fronte alla sua morte, il distacco sono solo in parte alleviati dalla certezza che la vita è un cammino impegnativo, un intreccio di relazioni e a renderla unica sono proprio le persone che incontriamo e i legami che intessiamo, che la morte non riesce a spezzare e a cancellare, ancor più poi se poggiano sulle solide basi della comune fede nel Risorto. Se siamo in Cristo, se la nostra vita è in Lui la morte non è una sconfitta, la fine di tutto, ma un passaggio che ci conduce alla pienezza del vivere, a saziare la nostra sete d’infinito e ci immette nella comunione con Dio e con la persona amata.
 
Tuttavia emotivamente non è facile.
 
È stato un privilegio incontrare don Anselmo, sacerdote, pastore, padre e guida spirituale, uomo di Dio dalla fede essenziale, libera da orpelli e enfatizzazioni, vissuta e testimoniata senza mezze misure e compromessi per compiacere e ricevere applausi, fuori moda e fuori luogo rispetto al sentire comune.
 
La sequela del Maestro di Nazareth non è stata per lui una strada di realizzazione personale, la scorciatoia per acquisire posizioni di privilegio e imbastire possibili  carriere, un ripiego di fronte all’assenza di prospettive e all’incapacità di costruirsi un futuro, ma una scelta consapevole e radicale, fino allo sfinimento, alla donazione totale e senza riserve a Dio, alla Chiesa e ai fratelli.
 
È stato un prete, non un mestierante della religione, uno spacciatore di riti vuoti.
 
Possedeva una personalità complessa e un carattere forte e schivo, ma era tutt’altro che una persona difficile e distante, come qualcuno sostiene sulla base di una valutazione superficiale, con un giudicare “epidermico” come amava ripetere lui, di chi si ferma all’apparente ingannevole e non riesce a cogliere l’ulteriore. 
 
Don Anselmo viveva seriamente il suo essere pastore del popolo di Dio, chiamato alla missione di condurre a Cristo quanti gli erano stati affidati, di guidarli a sperimentare la bellezza di un incontro che cambia la vita, che infonde la gioia indicibile di scoprirsi pensiero d’amore di Dio fin dall’eternità, intessuti in ogni cellula della Grazia trasfigurante, rigenerati nel lavacro della Croce, dove l’Amore Trinitario si fa oblazione totale per la salvezza dell’umanità.
 
Era impastato di umana debolezza come tutti, non era perfetto, ma ha tenuto sempre lo sguardo fisso su Cristo, centro di gravità della sua esistenza, si è lasciato modellare come la creta nelle mani del vasaio e purificare incessantemente dalla Parola di Dio.
 
Uomo delle parole scomode, mai si è arreso di fronte alle difficoltà, alle prove, agli ostacoli che la vita gli ha riservato e tantomeno ha fatto sconti o è stato accomodante sul piano della fede, dell’adesione a Cristo e nelle relazioni personali. È stato rigoroso ed esigente prima di tutto con se stesso e poi con gli altri, specialmente poi con quanti erano a lui legati da sentimenti di sincera e profonda amicizia.
 
Prima che con le parole, con il suo esempio e la sua vita ha insegnato a quanti hanno avuto il privilegio di incontrarlo la necessità di non adeguarsi alle logiche del mondo, nell’assoluta certezza che solo chi è capace di andare controcorrente, di interrogarsi sui significati ultimi e di mettersi in ricerca, di guardare oltre il futile apparente e di pensarsi nel volere di Dio potrà trovare la piena realizzazione esistenziale e la felicità che non tramonta e non svanisce.
 
Dietro la scorza un po’ ruvida nascondeva una grande umanità e un’incredibile tenerezza. Attento e premuroso, non era un uomo da cui aspettarsi smancerie, gesti eclatanti o abbracci, estranei al suo modo di essere, ma attraverso le sue parole e i suoi gesti semplici e concreti comunicava il suo affetto puro, sincero e trasparente e imbastiva legami solidi e duraturi, insegnando il valore inestimabile dell’amicizia. Non è un caso che quanti sono cresciuti con i suoi insegnamenti hanno conservato nel tempo e continuano a coltivare solidi rapporti personali improntati all’autenticità.
 
Uomo del Concilio, ha incarnato pienamente la primavera della Chiesa, facendosi costruttore instancabile della comunità cristiana, combattendo con determinazione le spinte individualiste del nostro tempo, le logiche utilitaristiche che spesso inquinano la stessa fede, ma anche un certo clericalismo di ritorno deleterio e il devozionismo senz’anima. Ha profuso tutte le sue energie per educare alla fede, al senso di appartenenza ecclesiale e per far crescere un laicato consapevole, riservando una attenzione particolare ai giovani.
 
È stato criticato aspramente, tanti lo trovavano antipatico e addirittura lo detestavano, dentro e fuori la Chiesa, ma non è mai sceso a compromessi. Non doveva piacere a tutti, doveva camminare sulla strada indicata da Cristo, coerente con la sua fede e i suoi valori.
 
Ho parlato con lui per l’ultima volta quel giovedì che non dimenticherò mai, il giorno del suo ricovero in ospedale. Dopo poche ore è sceso il silenzio e don Anselmo ha imboccato l’ultimo tratto del sentiero della sua vita, ha percorso gli ultimi passi che lo hanno condotto all’incontro con Dio.
 
Ad Deum, don Anselmo!
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