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Sabato, 26 Ottobre 2024 22:26

L'eterno scontro tra politica e magistratura

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Lo scontro tra politica e magistratura è un eterno ritorno, si impone nel dibattito pubblico ciclicamente e per lo più avviene con toni sbagliati, che rischiano di farci perdere di vista le cause profonde di queste tensioni.
 
Per comprendere appieno la questione è opportuno fare un passo indietro nel tempo.
 
La storia inizia in Francia tre secoli fa con la teorizzazione della separazione dei poteri dello Stato, legislativo, esecutivo e giudiziario, ad opera di Montesquieu, il quale con il suo trattato sullo Spirito delle leggi nel 1748, ben 51 anni prima della Rivoluzione Francese e nel contesto della monarchia assoluta in cui Luigi XV°, re di Francia, concentrava nella sua persona ogni potere ed era legibus solutus, ossia non assoggettato alle leggi da lui stesso dettate, poneva le basi della complessa gestazione del costituzionalismo liberale in Europa.
 
Il principio della separazione dei poteri ha avuto la sua prima incompleta attuazione nella monarchia parlamentare inglese con il Bill of Rights ed ha trovato attuazione piena solo a distanza di due secoli, dopo essere passati attraverso le rivoluzioni americana del 1776 e francese del 1789 – 99, le degenerazioni del terrore e della Vandea, la restaurazione e le due guerre mondiali nel secolo scorso.
 
Soltanto alla fine della II° guerra mondiale il costituzionalismo liberaldemocratico, che prevede la netta separazione dei poteri, si è affermato in maniera piena e ha improntato in modo sostanziale le democrazie pluraliste contemporanee.
 
Uno dei testi costituzionali che attua con maggior rigore il principio della separazione dei poteri è la Costituzione della Repubblica italiana, nata dalla mediazione di forze cattoliche, comuniste, azioniste, socialiste e liberali, che sedevano nell’Assemblea Costituente, aventi tutte l’obiettivo di fissare dei principi che tutelassero i cittadini dalla possibilità del ripetersi delle condizioni che avevano portato alla dittatura nazifascista. A tal fine per prevenire la possibile prevaricazione del potere esecutivo sugli altri poteri, come avviene in quelle che oggi definiamo democrature, cioè democrazie formali ma gradualmente scivolanti verso autocrazia e autoritarismo, la nostra Costituzione ha previsto un complesso sistema di contrappesi affinché nessun potere, a cominciare dall’esecutivo, abbia la possibilità di fagocitare gli altri e dilagare in ambiti non propri. L’indipendenza della magistratura, requirente e giudicante, e la sua soggezione solo alla legge, la funzione di garanzia del Presidente della Repubblica, la centralità del Parlamento, la composizione mista della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura costituiscono i tasselli fondamentali per garantire appunto il principio della divisione dei poteri.
 
Il tentativo di espansione del potere esecutivo, a scapito di Parlamento e ordine giudiziario, con riforme della giustizia che costituiscono fattori di rischio di uno scivolamento antidemocratico in quanto finalizzate a restringere l’indipendenza della magistratura, spesso in modo subdolo, hanno riguardato numerosi paesi, europei e non, come l’Ungheria, la Polonia, Israele, la Turchia, la Tunisia e molti altri ancora. Anche in Italia, soprattutto negli ultimi decenni, il tentativo della politica e nello specifico del potere esecutivo di trasbordare dal proprio ambito e di mettere sotto tutela la magistratura, di limitarne l’autonomia e controllarne l’operato si è fatto piuttosto ricorrente. L’insofferenza verso l’azione dei giudici e l’accusa di una loro politicizzazione, ogni qualvolta un’indagine investe esponenti politici dell’uno o dell’altro schieramento, è segno palese di una politica affetta dalla sindrome del Re Sole, del sovrano legibus solutus e insofferente ad ogni forma di controllo del proprio operato sotto il profilo della legalità. Insomma ogni volta che la magistratura sfiora le stanze del potere, l’accusa rivoltale è di sconfinare nel campo della politica.
 
Orbene c’è del vero nel fatto che quando uno dei poteri è inerte, l’altro tende a rafforzarsi a scapito degli altri, ma quasi sempre l’accusa alla magistratura di travalicare il proprio ambito e di agire per fini politici nasconde una certa nostalgia dei tempi in cui la giustizia era omogenea alla classe dirigente e viaggiava a due velocità, accondiscendente con il potere e severa con le fasce deboli della società.
 
Nei momenti di maggior tensione tra politica e giustizia capita di sentir ripetere che i magistrati dovrebbero limitarsi ad applicare le norme, evitando di interpretarle. È un assunto insensato. Il fatto stesso di applicare una norma generale e astratta a un caso concreto presuppone un’interpretazione da parte dei magistrati e l’idea di produrre leggi estremamente dettagliate per impedirlo è un assurdo giuridico. La norma, priva dei requisiti della generalità e dell’astrattezza, produce sempre ingiustizie sostanziali in quanto obbliga a trattare in modo rigidamente eguale situazioni diseguali nella realtà. Senza contare poi che il sindacato sull’interpretazione corretta della legge non spetta né al Parlamento e né al Governo, ma unicamente alla Corte di Cassazione, che nei casi più complessi interviene a Sezione unite, mentre la Corte Costituzionale ne accerta la legittimità sotto il profilo costituzionale.
 
Tenere fermi tali assunti non significa certo dimenticare o cancellare quanto non va all’interno della magistratura, le pessime prove di sé che hanno dato tanti magistrati nell’esercizio delle proprie funzioni e non, gli scandali in cui sono rimasti coinvolti, ma certo tutto questo non può rappresentare un valido motivo per mettere in discussione un sistema di garanzie costituzionali voluto dalle madri e dai padri costituenti a tutela dei diritti e delle libertà di tutti.
 
Piuttosto che rincorrere scorciatoie e stratagemmi improbabili ed improponibili, servirebbe una profonda rigenerazione morale, culturale e politica di tutta intera la classe dirigente del nostro Paese e sarebbe necessario farlo anche piuttosto urgentemente. 

 

 

Il Direttore artistico della Compagnia teatrale Le colonne Giancarlo Loffarelli, con il suo dramma storico diecigiugnoventiquattro ha vinto la ventesima edizione del Premio nazionale intitolato a Giacomo Matteotti, indetto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri Premio e “assegnato a opere che illustrano gli ideali di fratellanza tra i popoli, di libertà e giustizia sociale che hanno ispirato la vita di Giacomo Matteotti. valorizzando in particolare le opere volte a promuovere, in Italia e all'estero, la conoscenza della vita, del pensiero e dell'opera di Giacomo Matteotti, con particolare riferimento alla sua attività di studioso e in ambito sindacale e politico”.

La cerimonia di Premiazione si è svolta venerdì 25 ottobre 2024 a Roma, nella Sala verde di Palazzo Chigi, alla presenza del Segretario generale della Presidenza del Consiglio, Carlo Deodato e dei componenti della Commissione giudicatrice: Silvia Calandrelli, direttrice si Rai Cultura, Stefano Caretti, docente di storia contemporanea all'Università di Siena, Emanuela Giordano, regista teatrale, Francesco Maria Chelli, presidente dell'ISTAT, Alberto Aghemo, presidente della Fondazione Giacomo Matteotti, Bruno Tobia è stato docente di storia contemporanea all'Università di Roma La Sapienza.

Per questo testo, Giancarlo Loffarelli ha già vinto il 1° Premio al Concorso nazionale di drammaturgia “In punta di penna” di Castelfranco, in provincia di Pisa.

Dopo il debutto dello spettacolo tratto dal testo, nel gennaio 2023, è andato in tournée in diverse regioni d’Italia, collezionando diversi premi: Migliore attrice, Marina Eianti al Premio nazionale “Mascherini” di Azzano Decimo (Pordenone), Premio della critica al Premio nazionale “Di scena” di Fasano (Brindisi), Premio Migliore spettacolo, Gradimento del pubblico e Migliore scenografia al Festival teatrale nazionale Teatrika a Castelnuovo Magra (La Spezia).

Lo scorso 8 ottobre è andato in scena a Fossano (Cuneo), il 26 ottobre andrà in scena a San Miniato (Pisa), il 17 novembre a Bolzano e il 15 dicembre a Macerata.

Lo spettacolo si avvale del patrocinio del “Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della morte di Giacomo Matteotti”.

Ambientato a Roma nel 1924, il dramma mette in scena gli ultimi giorni della vita di Giacomo Matteotti. La vicenda procede avanti e indietro nel tempo ricostruendo il percorso politico di Matteotti e le motivazioni del rapimento e della sua uccisione. Tutto è raccontato dal punto di vista della domestica di casa Matteotti, Anna, una donna del popolo che rappresenta un vero e proprio “personaggio-coro”. Con lei, unico personaggio creato dall’Autore, quattro personaggi storici: Giacomo Matteotti, la moglie Velia Ruffo, Filippo Turati e Giuseppe Modigliani.

 

 

I nati nel 1964 a Sezze (sono circa 200) hanno deciso di ritrovarsi per una grande festa il prossimo 25 ottobre. 60 anni e non dimostrarli, come recita la locandina dell’evento che si terrà presso il ristorante Il Faraone ai Casali di Sezze. L’invito è rivolto a chi si sente 2 volte 30enne, a chi ha passato l’adolescenza ascoltando i The Beatles, Mina, Celentano, i Pink Floyd; a chi passava i pomeriggi sbucciandosi il ginocchio giocando per le contrade, a chi tornava a casa con le tasche piene di puzzolana, e a chi ha avuto la fortuna di vivere quelle che una volta erano le vere comunità, il vicinato, la condivisione e tutto ciò di buono che c'era in quegli anni.

Tra gli organizzatori della serata Armando Uscimenti ed altri amici che hanno vissuto insieme questi anni, pensando anche a chi ci ha lasciato. Sarà una serata piena di ricordi, di divertimento e di progetti futuri, insomma un’occasione per rivivere momenti indimenticabili segnati da cambiamenti storici e sociali senza precedenti. Il gruppo del 1964 vi aspetta. E… complimenti per l’iniziativa.

 

Il consigliere comunale del Comune di Bassiano Domenico Guidi ha presentato le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Commissione Trasparenza. “Giungo a questa inevitabile decisione a causa della impossibilità di svolgere degnamente la funzione affidatami dal Consiglio comunale, in quanto in questo Comune  - scrive l’ex sindaco - non ci sono le condizioni minime di trasparenza. Non si riesce ad accedere serenamente agli atti, non ci sono mai risposte alle interrogazioni, non c’è mai un confronto politico. Tutte condizioni che compromettono lo svolgimento della Commissione Trasparenza. Tanto premesso, rimetto la carica al Presidente del Consiglio Comunale per la nomina di un nuovo Presidente della Commissione Trasparenza”.

 

 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del movimento civico Identità Setina relativo all'approvazione del piano di riequilibrio del Comune di Sezze.

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“La notizia dell’approvazione del piano di riequilibrio proposto alla Corte dei Conti dal Comune di Sezze certifica, qualora ce ne fosse bisogno, la bontà delle azioni che questa amministrazione comunale sta mettendo in campo sin dal suo insediamento e apre una fase completamente nuova per la città di Sezze, una fase, finalmente, orientata alla crescita, dopo 3 anni difficilissimi in cui è stato fondamentale progettare soluzioni per evitare il dissesto finanziario, che avrebbe provocato danni soprattutto alle prossime generazioni”. A sostenerlo in una nota è Cinzia Ricci, segretaria del movimento civico Identità Setina, che interviene sull’accoglimento del piano presentato all’organo dello Stato che si occupa di entrate e spese pubbliche: “La scelta di 3 anni fa, chiaramente, è stata quella migliore. Le alternative sarebbero state quelle di mettere la polvere sotto il tappeto, come del resto era stato fatto nei decenni precedenti, oppure dichiarare il dissesto finanziario, come alcuni avevano chiesto espressamente, forse proprio per sfruttare il danno erariale e presentarsi alle elezioni senza avversari. L’amministrazione, fortunatamente, non l’ha pensata allo stesso modo e si è spesa politicamente e amministrativamente per trovare una soluzione che non avrebbe danneggiato la città e, come spesso accade, non sarebbe ricaduta sulla cittadinanza e sul futuro delle nuove generazioni”. In questo contesto, come sottolineato dalla stessa segretaria di Identità Setina, viene ad assumere un’importanza se possibile anche maggiore l’aver evitato di inserire la Servizi Pubblici Locali Sezze, la società partecipata del Comune, in questo processo: “La situazione della Spl, alle prese con un’istanza di fallimento, sarebbe stata disastrosa qualora la Corte dei Conti non avesse accolto le proposte del Comune, con la conseguenza di una chiusura che avrebbe pesato tantissimo nell’economia generale della città, con l’impossibilità di erogare servizi essenziali e, soprattutto, con 100 famiglie che si sarebbero trovate senza nulla in brevissimo tempo. Una situazione allucinante sulla quale nessuno, a parte naturalmente questa amministrazione comunale, ha ben pensato di spendere una parola”. Ora, però, arriva una nuova fase, che finalmente farà puntare Sezze verso un modello di crescita, dopo 3 anni passati a sistemare i conti: “Quella che si apre – conclude la segretaria di Identità Setina – è una nuova fase che vedrà Sezze come modello da imitare in ambito di tenuta economico-finanziaria. Oggi è il momento di guardare al futuro con le idee che ci hanno spinto al successo elettorale 3 anni fa e che finalmente possiamo far passare ad una fase operativa. Come segretaria del partito di maggioranza relativa in consiglio comunale mi sento di sostenere in pieno la volontà del sindaco e dell’amministrazione di coinvolgere in questa fase le forze politiche sane, quelle che vogliono la crescita e che hanno idee e principi per raggiungerla. Mi auguro che vengano messe da parte le solite beghe di partito o le prese di posizione utilizzate per convenienza politica, ma che finalmente si lavori tutti per il benessere dei cittadini di Sezze”.

 

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del segretario dei Giovani Democratici di Sezze, Giovanni Sorano, all'assessore del Comune di Sezze Lola Fernandez

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Gentile Assessora,

La ringrazio per il riscontro alle osservazioni dei Giovani Democratici. Vorrei cogliere l’opportunità di approfondire alcuni dei punti che ha gentilmente evidenziato.

1. Visione limitata del progetto Riconosciamo l’introduzione di elementi come l’orto urbano e la copertura Wi-Fi, tuttavia, la nostra critica non è rivolta alla mera aggiunta di funzionalità, ma alla possibilità di massimizzare la versatilità di uno spazio che, al momento, non sembra valorizzare appieno il potenziale di connessione con le altre attività della zona. Le installazioni, pur utili, devono essere accompagnate da interventi di più amplio respiro che considerino l’intera area in modo strategico.

2. Utilizzo dell’area oltre il mercato settimanale Apprezziamo gli sforzi per rendere l’area fruibile anche al di fuori del mercato settimanale, ma i dettagli forniti non chiariscono come questi spazi verdi verranno effettivamente gestiti e utilizzati. La nostra preoccupazione è che, senza una programmazione continuativa di eventi e attività, l’area potrebbe non raggiungere il suo pieno potenziale.

3. Inclusività e sostenibilità È positivo sapere che il progetto prevede l’uso di fonti rinnovabili come l’energia solare attraverso l’installazione di colonnine per i veicoli elettrici, ma questi aspetti devono essere parte di una visione più ampia di sostenibilità urbana. In particolare, ci preme sottolineare l’importanza di includere una maggiore partecipazione attiva della comunità nella gestione di spazi come l’orto urbano, affinché diventino davvero un punto di aggregazione inclusivo.

4. Rigenerazione urbana e coinvolgimento della comunità Seppure il coinvolgimento delle associazioni e della cittadinanza sia stato costante, rimangono perplessità su come il progetto si colleghi davvero al tessuto urbano circostante. La nostra proposta era quella di rendere l’area ancora più integrata con gli spazi pubblici esistenti, come il vicino parco e il teatro, valorizzando le sinergie possibili. Sarebbe utile discutere ulteriormente come creare un dialogo più forte tra queste aree.

Il finanziamento regionale del progetto, non è un indicatore di qualità a prescindere, riteniamo infatti che per un intervento duraturo e strutturato servano obiettivi chiari e condivisi che possano garantire il massimo impatto sociale e culturale per la comunità. Noi siamo a disposizione per dialogare con l’amministrazione. Visto che i giovani sono tra i principali fruitori dello spazio e non siamo mai stati tenuti in considerazione durante le fasi del processo.

Il Segr. dei GD Giovanni Sorano

 

Dopo un ritardo di mesi i campi per i migranti, fatti costruire dal governo in Albania tra tanti dubbi e polemiche su come effettivamente opereranno, quale utilità avranno e come garantiranno i diritti delle persone ospitate, sono entrati in funzione. Si tratta di un centro per il trattenimento dei richiedenti asilo da 880 posti, un Cpr da 144 posti e un piccolo penitenziario da 20 posti.
 
Dopo quasi un anno dall’annuncio della Presidente del Consiglio, i primi sedici migranti sono arrivati nel porto di Schengjin, trasferiti in Albania con la nave Libra della Marina Militare. Quattro sono stati riportati subito indietro in quanto due erano minorenni e due vulnerabili, cioè malati, mentre per gli altri dodici i magistrati romani, come prevedibile, non hanno convalidato il trattenimento perché provenienti da paesi non sicuri, che secondo la sentenza del 4 ottobre della Corte di Giustizia Europea, devono essere tali in ogni sua parte e per ogni persona e non possono esserci persecuzioni, discriminazioni e torture in nessuna zona del loro territorio.
 
Sessantaquattro militari, una nave di ottanta metri per sedici migranti, tutti uomini, costretti a dormire all’aperto durante il viaggio perché non ci sono cuccette per le persone trasportate ma solo per il personale di bordo. 18 mila euro a migrante e una sonora bocciatura, tanto è costato questo primo trasferimento.
 
La spesa complessiva preventivata per questa messa in scena propagandistica è di circa un miliardo di euro in cinque anni, di gran lunga superiore a quella necessaria se la gestione dei migranti avvenisse direttamente sul territorio nazionale. Siamo in presenza di uno spreco di milioni di euro, spesi in maniera del tutto incontrollata, che avrebbero potuto essere impiegati a sostegno di quanti sono in difficoltà, di tanti poveri che non riescono neppure a soddisfare le proprie esigenze minime e in un momento poi in cui si prospettano tagli pesantissimi alla spesa pubblica. Per giunta tutto questo denaro è servito a costruire e dovrà mantenere operative delle strutture che neanche lontanamente somigliano a centri di accoglienza per persone provate da viaggi lunghissimi e da violenze e privazioni di ogni sorta.
 
Il centro di trattenimento per come è stato concepito e strutturato poi è una prigione, da cui non è consentito uscire e all’interno del quale è non possibile avere neppure il cellulare. Le persone vengono tenute recluse senza che abbiano commesso reati e la loro sola colpa è essere fuggite da guerre, da paesi in cui sono sistematiche le violazioni dei diritti umani e dalla povertà e di desiderare un futuro diverso.
 
I richiedenti asilo sono considerati dei pericolosi delinquenti da internare e isolare, con buona pace dei principi costituzionali che ispirano il nostro ordinamento democratico e che sono palesemente calpestati da norme che rasentano la disumanità. I principi ispiratori della legge voluta dal governo Meloni sono quelli del respingimento sistematico e a prescindere degli immigrati che arrivano in Italia e della selezione per distinguere gli uomini dalle donne, dai bambini e dalle persone fragili, mettendo in conto il rischio di dividere le famiglie, i genitori dai figli. Peraltro stiamo parlando del trasferimento di un numero residuale di immigrati rispetto a quanti arrivano in Italia, dato che occorre fare tutti gli accertamenti e che per il trasferimento in Albania sono necessari tre giorni di navigazione, con la ovvia conseguenza che saranno possibili al massimo un paio di viaggi a settimana.     
 
Giorgia Meloni in più occasioni ha rivendicato il fatto che i campi in Albania sono la realizzazione di un "mandato chiaro ricevuto dai cittadini". Al di là del fatto che il governo tecnicamente non riceve alcun mandato dagli elettori e che di questi centri da realizzare in Albania non c’è traccia nel programma elettorale del centrodestra, il dato reale è che il governo vuole limitare l’immigrazione ricorrendo a misure tanto drastiche quanto biasimevoli eticamente e costituzionalmente.
 
Il governo lavora per "difendere i confini italiani", sostiene da sempre la Presidente del Consiglio. Se le parole hanno un senso, il gioco ricorrente di parlare di migrazione come di un atto bellico è davvero assurdo, ridicolo e detestabile. Il dover difendere i confini nazionali da un’invasione è un’asserzione farlocca, faziosa e senza fondamento. I confini nazionali vanno difesi dagli eserciti, dalle escalation di guerre, che tante scelte politiche dei governi occidentali oggi stanno fomentando, e non certo da chi fugge in cerca di libertà, protezione e nuove opportunità di vita.
 
Sostenere che una simile scelta sia funzionale a fermare la tratta di esseri umani è un altro grande cavallo di battaglia della propaganda del governo non rispondente a dati veri. La tratta di esseri umani non si ferma con politiche come quelle dell’esecutivo, che finiscono di fatto per riconsegnare le persone in mano ai trafficanti che si sostiene di voler combattere. Non ha molto senso condannare con pene pesantissime quanti per necessità o disperazione sono costretti a mettersi alla guida dei barconi e non fare nulla contro chi veramente gestisce l’enorme business della tratta di persone, con un costo altissimo in termini di vite umane e di sofferenze, che vengono catturate in mare dai guardacoste libici o tunisini, indirettamente finanziati dalle tasse degli italiani tramite gli accordi di esternalizzazione.
 
L’errore fondamentale del governo italiano e di molti altri governi europei è pensare che l’Europa e più in generale l’Occidente possano essere trasformati in una fortezza invalicabile, che si possa arrestare il naturale mischiarsi dei popoli che accade da sempre e il flusso migratorio conseguente all’esigenza di fuggire anche dagli effetti dei cambiamenti climatici.
 
È tempo di mettere fine a questa battaglia di retroguardia, antistorica e contraria ai valori umani ed aprire una fase nuova, rimettendo al centro l’uomo con i suoi diritti, i suoi doveri e le sue libertà.

 

I Giovani Democratici di Sezze il 18 ottobre alle ore 18:30 nella sala congressuale del museo archeologico di Sezze ospiteranno Valerio Nicolosi, per discutere del suo libro edito per Rizzoli “c’era una volta Gaza-vita e morte del popolo palestinese”. Valerio Nicolosi è un giornalista, podcaster, scrittore e reporter che si danni di frontiere geografiche e sociali: dall’Ucraina, passando per la rotta balcanica sul fronte migratorio, dalle zone del Maghreb e dell’Asia occidentale in particolare la Palestina. Attraverso gli spunti forniti da questo libro, vogliamo invitare la popolazione setina e non solo a discutere di ciò che sta accadendo in particolare da un anno a questa parte in quel territorio che corrisponde alla Palestina storica, e che oggi include una serie di Stati, quali il Libano,Israele, la Palestina stessa, e tutti gli attori coinvolti in questa serie di massacri che ormai vanno avanti da più di 12 mesi. Da prima dell’istituzione dello stato di Israele nel 1948, con la sua creazione e i 70 e passa anni successivi, in quel lembo di terra sono avvenute una serie di tragedie dovute da un’idea di colonialismo e di razzismo che ha avuto una serie di picchi: la NAKBA del 1948, la NAKSA del 1967, la strage di Sabra e Shatila del 1982, l’operazione piombo fuso e il genocidio che va avanti dall’8 ottobre del 2023, dopo l’attacco condotto dalle milizie di Hamas e del Jihad islamico il 7 ottobre del 2023 in territori israeliani. Crediamo fortemente che sia necessario uno stato di Palestina, ma ciò non può passare se non attraverso azioni concrete e dalla necessità che i palestinesi possano raggiungere appieno una libertà democratica, civile e sociale, e ciò può accadere solamente se vi è un riconoscimento dall’altra parte, ovvero quella israeliana. Vi aspettiamo, per discutere di questo ed altro ancora, il 18 ottobre.

 

 

Nell’ambito della “Festa della caldarrosta e dell’olio d’oliva”, i giovani di Maenza leggeranno sabato pomeriggio, alle 18.30, presso la Pizzeria “Nonna Orgilla”, i racconti del libro “Il sapore dei ricordi” di Roberto Campagna. L’incontro sarà presentato e moderato dallo storico Alessandro Pucci. “Un racconto – ha affermato Pucci – tita l’altro come le nostre ‘cirase’, la rinomate ciliegie maenzane. Si tratta di un libro in cui Campagna dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, tutte le sue doti narrative. Il suo è un linguaggio alla portata di tutti, colloquiale, che cattura il lettore. Leggere questi racconti è anche un modo per riscoprire l’identità culturale del comprensorio lepino sul cui territorio diversi di tali racconti sono stati ambientati. Non solo, ma il libro contribuisce anche al marketing territoriale”. Tredici i racconti, il cui protagonista è sempre Flavio, che in pratica funge da filo conduttore tra passato e presente, tra realtà e nostalgia. È un libro che si nutre della tradizione della letteratura popolare e del racconto orale, dove Campagna mescola abilmente elementi pseudo-autobiografici con la sua inconfondibile voce narrativa. Flavio, il riflesso nostalgico dell’autore stesso, rivive attraverso gli occhi di Campagna luoghi, sapori e atmosfere che potrebbero essere altrimenti dimenticati o destinati a scomparire. I ricordi che permeano le pagine di questo libro sono evocati da odori e gusti sepolti nel tempo, e l’autore li trasmette con una verve narrativa frizzante e ironica. Campagna impasta le sue storie, usando lo stesso timbro scanzonato di un moderno Balzac e lo fa trasportando il lettore nel suo mondo di nostalgiche disillusioni politiche, di scorribande canagliesche, di scherzi e alambicchi giovanili, di ripicche e fughe e amorazzi scollacciati. Leggendo dunque il libro non si può non pensare a una tenerezza antica – ma come fa la tenerezza a non essere anche gioia rabbiosa per un tempo ormai perduto? – e soprattutto a una operazione di recupero sociale e culturale, a un “amarcord” che vuole farsi scatola magica, scrigno di ricordi, perché il vero miracolo dell’uomo è sapere di appartenere a un luogo e di portarselo sempre dentro. “Il sapore dei ricordi - sottolinea Pucci - non è solo una raccolta di storie: è un viaggio nella memoria di un autore che sa dipingere con le parole, mescolando ricordi personali con una finzione che brilla per la sua autenticità. È un libro che incanta e sorprende, lasciando un retrogusto persistente di emozioni e riflessioni sulla fugacità del tempo e sul potere immortale dei ricordi”. Circa la “Festa della caldarrosta e dell’olio d’oliva”, si terrà a Piazza Santa Reparata a partire dalle 16 di sabato. In programma: degustazione di olio Evo, piatti preparati con le castagne e spettacolo musicale.  

 

 

“Nessun accordo con Fratelli d’Italia. Smentisco categoricamente”. Il capogruppo del Pd di Sezze, Armando Uscimenti, spegne sul nascere chiacchiere messe in circolazione ad arte da chi non ha altro da fare che buttare in caciara la discussione politica per nascondere evidentemente i propri fallimenti. Il consigliere comunale Uscimenti mette a tacere quindi quelle voci tra un accordo tra Pd e Fratelli d'Italia solo perché lo stesso Uscimenti aveva proposto alla presidenza della commissione Trasparenza il consigliere comunale Serafino Di Palma. “Con Serafino Di Palma  - afferma - siamo e restiamo all’opposizione, anche in modo costruttivo quando serve, ma il Pd resta distante da Fratelli d'Italia anni luce. Alla presidenza della commissione ho proposto Di Palma perché persona preparata e attenta e disponibile a ricoprire questo ruolo molto importante, ma il Pd ha una storia e FdI ne ha un’altra. Mentre qualcuno continua a fare da stampella alla maggioranza, votando e garantendo sempre il numero legale - aggiunge Uscimenti - noi restiamo all’opposizione senza se e senza ma”. Alla fine alla presidenza della commissione consiliare trasparenza è stato eletto il consigliere comunale Orlando Quattrini e suo vice il consigliere Gianluca Calvano.

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