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Sabato, 08 Febbraio 2025 19:22

Bugie, latinorum e azzeccagarbugli

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Potrete ingannare tutti per un po’, potrete ingannare qualcuno per sempre, ma non potrete ingannare tutti per sempre”.
Abramo Lincoln
 
Mercoledì scorso, in diretta televisiva, nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama si è consumata una commedia stucchevole. I banchi del governo e dei sottosegretari erano stracolmi, così come gli scranni dei parlamentari, ma ad essere vuota era la poltrona della (del) Presidente del Consiglio.
 
Giorgia Meloni ha scelto di non assumersi la responsabilità di spiegare al Parlamento e ai cittadini la scelta di liberare e far riaccompagnare a Tripoli con un volo di Stato il torturatore e stupratore di bambini Almasri, anziché consegnarlo alla Corte Penale Internazionale. Ha mandato avanti i ministri Nordio e Piantedosi, i quali hanno fornito una ricostruzione inverosimile dei fatti e raccontato bugie, contraddicendosi tra loro, smentendo quanto dichiarato nei giorni precedenti e riproponendo con querula insistenza la litania di un assurdo quanto inesistente grande complotto, ordito dalla Corte Penale Internazionale, dalla sinistra e dalle toghe rosse e finalizzato a colpire Giorgia Meloni e il suo governo. Uno spettacolo ridicolo, uno schiaffo alla giustizia e un ulteriore oltraggio alle vittime del torturatore libico.
 
Carlo Nordio si è presentato in Parlamento e, anziché spiegare le ragioni dell’omessa trasmissione degli atti alla Procura Generale di Roma ai fini dell’applicazione della misura cautelare ad Almasri, si è comportato come l’avvocato che cerca di sottrarre il proprio assistito alla giustizia, dimenticandosi di essere invece il rappresentante di uno Stato che ha ceduto, al pari degli altri che hanno aderito allo Statuto di Roma, una sia pur ridotta quota di giurisdizione penale alla Corte dell’Aja.
 
Nel tentativo di giustificare le proprie scelte il Ministro della Giustizia ha riempito la sua informativa di errori grossolani, che l’opposizione non ha avuto l’accortezza e la prontezza di rilevare e contestargli.
 
Il Guardasigilli è partito dall’assunto che lui e gli altri ministri avrebbero un margine di discrezionalità politica nel dare esecuzione a un mandato d’arresto e a una richiesta di consegna della Corte Penale Internazionale. Affermazione destituita di fondamento giuridico. L’articolo 2 comma 2 dello Statuto della CPI prevede la possibilità che il Ministro della Giustizia possa concertarsi con gli altri ministri al solo fine di eseguire il mandato di arresto e consegnare l’imputato, non per sindacare nel merito la richiesta e tantomeno per qualificarla “nulla” e “completamente sballata”. Sotto questo profilo Carlo Nordio ha travalicato i limiti delle proprie competenze, ergendosi d’ufficio a giudice d’appello di un atto giudiziario, violando una legge della Repubblica, la n. 237 del 2012, che gli imponeva di eseguire l’ordine di arresto senza sindacarlo, in ragione dell’obbligo assunto dal nostro Paese con la ratifica dello Statuto della Corte Penale dell’Aja.
 
Il Ministro della Giustizia ha poi lamentato che il mandato era scritto in lingua inglese e senza traduzione. Una doglianza che non trova appigli normativi né nella legge di esecuzione dello Statuto della CPI, né nella legge di adeguamento n. 237 del 2012, il cui art. 16 contiene un riferimento all’uso della lingua italiana solo nell’eventualità di una sentenza della Corte che disponga l’espiazione della pena nel nostro Paese. Pertanto l’atto redatto in inglese non contrasta con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano, basta leggere l’art. 3 par. 2 della citata legge.
 
Ad ogni buon conto il Guardasigilli come pensa che dovrebbe comunicare la Corte dell’Aja, in dialetto trevigiano? La prossima volta, prima di trasmettere qualsiasi atto, questi giudici screanzati dovrebbero forse avere l’accortezza di chiedergli in quale lingua vuole riceverne la copia?
 
Carlo Nordio ha poi lamentato la presunta incompletezza del mandato di arresto, in quanto mancante del riferimento al periodo in cui Almasri avrebbe commesso i reati contestategli. Niente di più falso, visto che nel mandato era espressamente indicato il lasso temporale di commissione dei crimini. Tuttavia, ammesso pure che ci fosse, la lamentata lacuna poteva e doveva essere colmata mediante l’interlocuzione con la Corte dell’Aja, secondo quanto previsto dall’art. 91 comma 4 dello Statuto, che non lascia al riguardo margini di discrezionalità.
 
Relativamente poi alla censura di "illogicità" del mandato sostenuta dal Guardasigilli, la stessa ove esistente avrebbe dovuto essere sollevata e fatta valere da Almasry innanzi alla Corte Penale Internazionale nel processo, come stabilito dall’art. 81 dello Statuto. Dunque tale valutazione non compete allo Stato richiesto, e nello specifico al suo Ministro della Giustizia, e tantomeno può essere usata come motivo per sottrarsi all’obbligo di consegnare il ricercato.
 
Carlo Nordio cita poi gli articoli dello Statuto della Corte in modo parziale e unicamente funzionale a dimostrare la fondatezza giuridica del suo ragionamento, omettendo ogni riferimento a quelle norme o parti di esse che sconfessano e demoliscono la sua artificiosa ricostruzione. Un esempio lampante è quando il Ministro della Giustizia richiama l’art. 91 comma 2 in forza del quale i mandati devono avere requisiti formali equiparabili a quelli richiesti per le estradizioni, ma poi dimentica di citare il comma 4, che lo obbliga a interloquire con la CPI ove sussistano tali difetti al fine di sanarli.
 
Il governo e nello specifico il Guardasigilli fingono di non sapere che nel momento in cui il nostro Paese ha ratificato lo Statuto, gli ha dato esecuzione e ha dettato le norme di attuazione, si è vincolato a cedere una quota della propria potestà punitiva alla Corte dell’Aja, relativamente a limitate e specifiche fattispecie criminose. Ne consegue  che non è possibile ragionare come se la Corte non fosse sovraordinata rispetto allo Stato, come se fosse insomma un altro Stato che avanza una domanda di estradizione, in una relazione orizzontale. Non è così, lo dice la legge! Lo Stato italiano si è subordinato liberamente alla CPI e oggi il governo scegliendo di depotenziarne il ruolo di fatto se ne mette fuori e viola il diritto internazionale e le leggi della Repubblica italiana.
 

 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Partito Democratico di Sezze.

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Con Delibera del Consiglio Comunale n. 8 del 04.03.20022, l’attuale maggioranza dell’ amministrazione del Comune di Sezze ha aggiornato il Regolamento dei Servizi Mortuari e di Gestione del Cimitero anche con riguardo al differimento dei termini di presentazione delle istanze sino alla data del 31.12.2023. Occorre innanzitutto rilevare come la suddetta scadenza, ormai abbondantemente superata, non è mai stata oggetto di proroga, cosa questa che sarebbe opportuna e necessaria. Fatta questa doverosa premessa, come Partito Democratico di Sezze ci sentiamo in dovere di evidenziare che la soluzione adottata dall’Amministrazione Comunale per la sanatoria delle situazioni di irregolarità, sta comportando gravi disagi, umani ed economici, per i familiari del defunto perché, come previsto dall’art. 58 ter, comma 10, del suddetto regolamento “Il mancato riconoscimento della titolarità del diritto d’uso del monumento funerario, preclude la possibilità di tumulare nello stesso nuove salme, resti mortali, cassettine ossario o urne cinerarie”. Pertanto, la mancata autorizzazione alla tumulazione, va a ledere il diritto alla sepoltura, determinando una sistemazione provvisoria del deceduto nella camera mortuaria, o nei posti messi gratuitamente a disposizione da parenti e/o amici, oppure nei loculi “Zona 4 Damiano Lombardini” (questi ultimi, tra l’altro, richiedono una manutenzione oltremodo urgente), con conseguente ulteriore disagio e aggravio di spesa per il successivo spostamento della salma. E’ disumano far rivivere ai familiari il dramma di una nuova sepoltura. Ove non bastasse, la sanatoria come applicata dall’Amministrazione Comunale, prevede degli oneri amministrativi a carico dei cittadini ai quali si debbono aggiungere i compensi dovuti ai professionisti abilitati per la predisposizione del progetto richiesto.

E’ bene sottolineare che, in molte situazioni, i cittadini sono in possesso della sola concessione demaniale (la sola ad essere stata richiesta dagli uffici comunali per la tumulazione negli anni pregressi sino alla delibera in premessa riportata) e non della concessione edilizia. Il mancato rilascio della stessa, non è in alcun modo attribuibile ai cittadini che hanno sempre seguito le direttive che gli venivano date per l’istruttoria della pratica, semmai agli uffici comunali preposti. Tra l’altro, le istanze presentate dai cittadini non sono tempestivamente evase dall’ufficio a ciò demandato. Pertanto, alla luce di quanto sopra evidenziato, come Partito Democratico di Sezze, chiediamo all’attuale Amministrazione:

1) Ridefinire i termini per la presentazione delle istanze di regolarizzazione. 2) Modificare il comma 10 dell’art. 58 ter, prevedendo la possibilità di tumulare e successivamente presentare l’eventuale istanza di sanatoria entro e non oltre il termine di 30 giorni, con applicazione di sanzioni nei casi di assoluta mancanza di documentazione. 3) Intervenire con una manutenzione urgente nella “Zona 4 Damiano Lombardini” non idonea per una degna sepoltura sebbene provvisoria. 4) Mettere a disposizione dei cittadini un gruppo di tecnici, retribuiti con appositi capitoli comunali, per elaborare le istanze di regolarizzazione. 5) Ad applicare le sanzioni amministrative solo nei casi di assoluta irregolarità dovuta alla totale mancanza di documentazione e alla accertata condotta illecita dei cittadini. 6) Sollecitare l’Ufficio Tecnico del Comune al rilascio delle autorizzazioni alla tumulazione in brevissimo tempo per assicurare una rapida sepoltura. Non possiamo che auspicarci una vera soluzione del problema che garantisca una drastica riduzione dei disagi per i nostri concittadini che debbono provvedere alla sepoltura dei propri cari. 

 

 

Nel corso della mattinata di ieri, i Carabinieri di Sezze (LT) hanno arrestato un uomo di 67 anni del luogo, già noto alle forze di polizia, in esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Latina – Ufficio Esecuzioni Penali, per l’espiazione della pena della reclusione per anni 1, mesi 7 e giorni 19, in regime di detenzione domiciliare, per i reati di detenzione illegale di armi e munizioni, detenzione di arma clandestina e ricettazione, commessi nell’anno 2014 nel Comune di Sezze. L’arrestato, espletate le formalità di rito, è stato condotto presso la sua abitazione a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante.

 

 

 

Sabato 8 febbraio 2025 alle ore 21 e domenica 9 febbraio 2025 alle ore 18, presso il Teatro San Michele Arcangelo di Sezze, andrà in scena 55 GIORNI di Giancarlo Loffarelli, prodotto dall’associazione culturale “Le colonne”, uno spettacolo teatrale sulla tragedia che cambiò in modo irrevocabile la storia d’Italia, il rapimento di Aldo Moro, la strage della scorta e la sua uccisione.

L’associazione culturale “Le colonne” ha dedicato ad Aldo Moro e al cosiddetto “caso Moro” diversi lavori.

Il 6 febbraio 2007 debuttò, in prima nazionale, Se ci fosse luce. I misteri del caso Moro, uno spettacolo che, per più di dieci anni, è stato replicato in diverse città d'Italia, concludendo la sua lunga tournée all’Università di Bari, dove Moro studiò, insegnò e che oggi porta il suo nome.

Nel 2008, con lo stesso titolo, realizzò un documentario con il contributo di studiosi del “caso Moro” (Sergio Flamigni, Ilaria Moroni), familiari delle vittime (la figlia di Aldo Moro, Agnese e la vedova dell’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci, uno degli uomini della scorta, Maria Rocchetti), magistrati che hanno indagato sulla vicenda (Rosario Priore), collaboratori di Aldo Moro (Corrado Guerzoni), protagonisti degli anni di piombo (Alberto Franceschini).

Nel 2023, Giancarlo Loffarelli, direttore artistico dell’associazione, pubblica il volume La spiritualità di Aldo Moro nelle lettere dalla prigionia, Pazzini editore.

Ora debutta 55 GIORNI, uno spettacolo teatrale, aggiornato nei tanti contenuti che nel 2007 erano ignoti, che racconta il periodo fra il 16 marzo e il 9 maggio del 1978 nella forma di quello che viene definito “teatro di narrazione”.

La scenografia, costituita di cubi che gli attori spostano a vista, descrive le sensazioni e i luoghi della vicenda: la casa di Moro in via del Forte Trionfale 79, l'incrocio fra via Fani e via Stresa dove avvenne la strage, il covo brigatista in cui Moro viene portato, piazza Barberini dove la direzione della colonna romana delle Brigate Rosse si incontrò per decidere sulla sorte di Moro, la Renault4 rossa su cui venne ucciso.

Sulla scena, soltanto tre colori: bianco, nero e rosso. Il bianco è il colore della ricerca della verità; bianco è, infatti, il telo che, all'inizio dello spettacolo, copre la scena e che viene sollevato nel tentativo di svelare la verità; bianche sono le luci che cercano di illuminarla e che, progressivamente, diventeranno sempre più fioche. Il nero è il colore del buio in cui, purtroppo, restano ancora immersi tanti elementi che compongono tutta la vicenda. Rosso è il colore della bandiera delle Brigate Rosse, della Renault4 su cui Moro viene ucciso e poi ritrovato, infine rosso è il sangue delle vittime.

Le musiche hanno una doppia funzione: i brani di musica colta (Mozart, Verdi, Chopin, Stravinskij, Šhostakovič) sottolineano emotivamente i momenti della vicenda, quelli di musica popolare (De Gregori, Vecchioni, Guccini, De André) collocano la vicenda nel tempo, essendo tutti brani pubblicati nel 1978.

Sabato, 01 Febbraio 2025 20:06

Il torturatore liberato

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Dopo il tragico naufragio di un barcone di migranti, in cui persero la vita cento persone il 26 febbraio 2023, di fronte alle coste di Cutro e di cui ancora non sono state chiarite le responsabilità, la (o il?) Presidente Giorgia Meloni assunse il solenne impegno, al termine del Consiglio dei Ministri convocato nella cittadina calabra, di perseguire i trafficanti di esseri umani su tutto l’orbe terraqueo.
 
Parole al vento e vuota retorica, utili a lucrare vantaggi elettorali e nulla più.
 
Forti con i deboli e deboli con i forti, Giorgia Meloni e il suo governo hanno varato norme restrittive contro quanti fuggono da carestie, guerre e povertà e garantiscono l’impunità a scafisti e torturatori. Lo prova in maniera eclatante il rilascio di Osama Njeem Elamsry detto Almasri, il capo della polizia giudiziaria di Tripoli, arrestato a Torino su mandato spiccato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità e non solo rimesso in libertà per un errore procedurale, ma riaccompagnato in Libia a bordo di un aereo di Stato dell’Aereonautica Militare, dove è stato accolto da una folla festante.
 
Il silenzio del governo e l’inerzia del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, hanno impedito la convalida dell’arresto e la consegna di questo feroce criminale, trafficante di esseri umani e torturatore del lager di Mitiga, alla Corte Penale dell’Aja.   
 
Almasri era giunto in Italia dalla Germania per assistere al match Juventus - Milan. La Corte Penale Internazionale aveva inoltrato una richiesta di arresto del libico a sei Stati, tra cui il nostro Paese, il suo personale aveva preso contatti con l’ambasciata italiana in Olanda per comunicare l’arrivo di Almasri ed inoltre aveva attivato il canale dell’Interpol, chiedendo di arrestarlo. La Digos di Torino aveva eseguito il fermo e inviato la richiesta di convalida dell’arresto alla Corte d’Appello di Roma, competente in questi casi, e al Guardasigilli il quale peraltro aveva ricevuto la copia del mandato di arresto emanato dalla Corte dell’Aja. Considerato che il ministro non aveva dato alcun seguito alle istanze ricevute, il Procuratore Generale di Roma gli aveva inviato una comunicazione urgente, a cui Carlo Nordio ha continuato a non rispondere, contravvenendo ad un suo preciso obbligo di legge.
 
Il giorno dell’udienza di convalida dell’arresto un Falcon 900 della Presidenza del Consiglio, in uso ai servizi segreti, è partito da Roma alla volta di Torino, dove ha aspettato sette ore prima di decollare di nuovo. Tuttavia l’intento del governo non era di tradurre il generale libico a Roma e assicurarlo in carcere, ma di non dare seguito alla richiesta di arresto e lasciarlo libero di tornare a Tripoli. Il silenzio e l’inerzia di Carlo Nordio hanno costretto la Procura Generale a chiedere alla Corte d’Appello di Roma di dichiarare l’irritualità dell’arresto, in quanto non preceduto dalle interlocuzioni con il Ministro della Giustizia, titolare dei rapporti con la Corte Penale, e ad ordinare l’immediato rilascio di Almasri.
 
Incredibilmente dopo essere rimasto per giorni indifferente ad ogni richiesta, due ore prima dell’udienza innanzi alla Corte di Appello, il Ministero della Giustizia ha emanato una nota in cui si affermava che era stata ricevuta la richiesta di arresto di Najeem Osema Almasri Habish da parte della Corte Penale Internazionale, ma considerato il complesso carteggio, il Ministro stava valutando la sua trasmissione formale al Procuratore Generale di Roma. Due giorni dunque non erano bastati al ministro per valutare le carte, salvo che dopo due ore dall’emissione di questo comunicato il Falcon 900 si è alzato in volo con Almasri a bordo diretto a Tripoli, in esecuzione di un decreto d’espulsione firmato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con la motivazione che il generale libico è “soggetto pericoloso” per la sicurezza dello stato e gli viene vietato di rientrare in Italia per i prossimi 15 anni.
 
Paradossale e assurdo, se poi si considera che Almasri avrebbe potuto essere arrestato con l’accusa di tortura, reato ancora vigente nel nostro Paese, tanto più che le prove trasmesse dalla Corte Penale Internazionale erano consistenti, ma non è stato fatto.
 
Giorgia Meloni e i suoi ministri, per evitare contrasti con i fidi alleati libici che danno copertura alle milizie che violano i diritti umani, proseguire i rapporti privilegiati sui dossier economici e la collaborazione sul contenimento delle traversate del Mediterraneo con il governo di Tripoli, hanno garantito l’impunità ad Almasri, infischandosene dello stato di diritto, delle Convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani ratificate dall’Italia, delle regole di cooperazione giudiziaria stabilite nello Statuto della Corte dell’Aja e nella legge di attuazione del 20 dicembre 2012 n. 237. Pensavano di nascondersi dietro un “cavillo” giuridico, l’ordinanza della Corte d’Appello e l’“irritualità dell’arresto” ma il giochino non è riuscito anche a causa dell’esposto presentato dall’Avv. Luigi Li Gotti, storico esponente del Movimento Sociale Italiano prima e di Alleanza Nazionale poi, la stessa matrice politica da cui vengono la premier e i suoi più fedeli sodali, altro che di sinistra e vicino a Prodi.
 
Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Alfredo Mantovani non hanno ricevuto alcun avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato, ma una semplice comunicazione di iscrizione, atto imposto dalla legge al Procuratore della Repubblica, qualora riceva denunce nei confronti di esponenti del governo per presunti reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, il quale omessa ogni indagine, deve limitarsi a trasmettere entro 15 giorni gli atti al Tribunale dei Ministri, dandone notizia all’interessato. Spetterà al Tribunale dei Ministri, nel termine di 90 giorni, verificare la fondatezza delle accuse o se tutto debba essere archiviato.    
 
La gazzarra messa su dalla (o dal) Presidente del Consiglio e dagli esponenti della maggioranza è indegna di un paese democratico. Parlare di complotti poi è ridicolo. Spiegassero piuttosto ai cittadini perché hanno protetto e liberato il criminale Almasri, raccontassero la verità e smettessero di gettare fango sui servitori dello Stato che rispettano la legge e adempiono ai propri doveri istituzionali.

Comunicato stampa sindaco di Sezze Lidano Lucidi

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“Sezze Scalo e la pianura hanno sempre rappresentato un’occasione di crescita che noi vogliamo cogliere e l’approvazione della delibera che da il via all’iter di una variante urbanistica di riqualificazione e di rigenerazione urbana dello scalo e della pianura è l’ulteriore esempio”. A sostenerlo è il sindaco di Sezze, Lidano Lucidi, che in una nota sottolinea l’iniziativa dell’amministrazione comunale sull’avvio di un iter normativo che restituirà nuova linfa vitale al quartiere: “Personalmente ho sempre pensato – ha spiegato il primo cittadino – che la presenza di una stazione ferroviaria a pochi chilometri da Roma sia un’occasione di sviluppo urbanistico e di servizi che potrà sbloccare l’edilizia residenziale da decenni assente attirando sul territorio lavoratori qualificati, professionisti e imprenditori. La pianura, poi, per la propria conformazione è anche l’ideale per poter sviluppare le attività commerciali sia al dettaglio che all’ingrosso, le attività artigianali e industriali. Non aver previsto urbanisticamente la possibilità di poter sviluppare queste attività, concentrandosi solo sull’agricoltura ma senza potenziarne i servizi come un mercato agricolo per esempio, ha fatto sì che tante aziende di Sezze abbiano investito in altri Comuni, impoverendo di fatto il nostro apparato produttivo”. L’obiettivo dell’amministrazione con questa variante urbanistica è quello di rendere Sezze attrattiva per gli investimenti sfruttando al meglio le maggiori arterie stradali e il fatto che la città rientra nella ZLS (Zona Logistica Semplificata) che garantisce semplificazioni amministrative, incentivi fiscali e incentivi: “La cifra della nostra amministrazione è quella di mettere le mani sui problemi strutturali dell’ente, ultimo in ordine temporale l’Anfiteatro, e ora lavoriamo sull’urbanistica che dovrà accompagnare il cambiamento radicale del paese recuperando la competitività persa in questi anni. L’iter procedurale è lungo ma è nostra intenzione spingere sull’acceleratore per portare a casa il risultato. A parte l’aspetto amministrativo – ha concluso il sindaco di Sezze – coinvolgeremo nella discussione i tecnici, le imprese, singoli cittadini, associazioni, gli investitori e tutte quelle forze politiche che vorranno confrontarsi con noi senza pregiudiziali di sorta”.

 

Mario Sagnelli è stato confermato coordinatore di Fratelli d’Italia per Sezze a conclusione del congresso dello scorso 26 gennaio. Ecco le sue dichiarazioni:

"Con grande gratitudine e senso di responsabilità assumo il ruolo di Coordinatore di Fratelli d’Italia per Sezze, a seguito della mia elezione nel Congresso Comunale tenutosi il 26 gennaio 2025.
La fiducia che mi è stata rinnovata rappresenta il riconoscimento di un percorso condiviso con tutti gli iscritti del nostro circolo, caratterizzato da passione, dialogo e impegno costante.

Desidero ringraziare innanzitutto gli esponenti politici presenti al congresso, con particolare riferimento al Senatore Calandrini, all’Assessore Regionale Palazzo, ai Consiglieri Regionali Tiero e Sambucci, e al Presidente del Congresso Nasso.
La loro presenza e il loro sostegno testimoniano l’importanza del lavoro svolto dal nostro circolo e confermano quanto Fratelli d’Italia creda nel valore del nostro territorio. Nonostante le difficoltà legate a un’amministrazione locale poco incline a riconoscerne i meriti, il nostro partito ha già, infatti, destinato importanti finanziamenti a Sezze, a beneficio della comunità.

Ringrazio, inoltre, i circa 300 iscritti del circolo di Fratelli d’Italia di Sezze. Il loro impegno, la loro energia e la loro fiducia rappresentano la vera forza del nostro progetto politico e il motore della nostra azione sul territorio.

La nostra azione politica si concentrerà sul consolidamento della presenza di Fratelli d’Italia a Sezze, guardando al futuro con coraggio e determinazione. Tra gli obiettivi prioritari, c’è la formazione dei tanti giovani che si stanno avvicinando al nostro circolo, garanzia di una continuità politica che saprà preservare e portare avanti i valori di coerenza e identità che contraddistinguono Fratelli d’Italia.

Da oggi inizia un nuovo capitolo, fatto di sfide e opportunità. Ci attende un progetto ambizioso, con obiettivi chiari e concreti per il nostro territorio: affrontare le problematiche che affliggono il nostro paese, offrire risposte alla comunità, valorizzare il nostro territorio e rafforzare il dialogo con i cittadini, ascoltando le loro esigenze e trasformandole in azioni tangibili.

In vista delle prossime elezioni comunali, il nostro impegno sarà rivolto a costruire una coalizione di centrodestra credibile, basata su obiettivi condivisi e una visione chiara per il futuro di Sezze. Il nostro paese non ha più bisogno di compromessi né di alleanze finalizzate al solo consenso elettorale, ma di progetti concreti e lungimiranti.

Siamo consapevoli delle difficoltà, ma come Fratelli d’Italia di Sezze possiamo contare sull’entusiasmo, la determinazione e la forza delle nostre idee.

Credo fermamente – e il congresso lo ha dimostrato – che Fratelli d’Italia continuerà ad essere un punto di riferimento per la comunità, grazie a una politica fondata su passione, coerenza e impegno".


 

 

Il Sindaco di Sezze, Lidano Lucidi ha espresso grande soddisfazione per l’importante riconoscimento ottenuto dall’Istituto Alberghiero dell’Isiss “Pacifici e De Magistris”. L’istituto è stato infatti inserito tra gli enti scolastici ammessi alla sperimentazione del modello 4+2 dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Una scelta che premia l’eccellenza educativa di una scuola che si è affermata come punto di riferimento nel territorio. “Questo risultato – dichiara il sindaco – rappresenta un traguardo straordinario per il nostro Istituto Alberghiero e per tutta la comunità di Sezze. Da anni la scuola si distingue per la qualità della sua offerta formativa e per il costante impegno di docenti e studenti. Ora, grazie al modello 4+2, i nostri giovani avranno l’opportunità di accedere a un percorso innovativo che li renderà ancora più competitivi nel mondo del lavoro”. Il modello 4+2 consente agli studenti di completare il percorso scolastico in quattro anni, seguiti da due anni di specializzazione e formazione avanzata. Un sistema che mira a formare professionisti altamente qualificati per i settori dell’enogastronomia, del turismo e della ristorazione, rispondendo alle esigenze del mercato del lavoro sia a livello nazionale che internazionale. “Questo importante progetto – ha aggiunto Lidano Lucidi – non è solo un riconoscimento al valore del nostro Istituto, ma anche un’opportunità per rafforzare il legame tra scuola, territorio e mondo del lavoro. La crescita dei nostri giovani è la crescita di Sezze”. L’amministrazione comunale esprime piena disponibilità a collaborare con l’istituto e con le realtà produttive locali per massimizzare le opportunità offerte da questo traguardo: “Siamo certi che questa sperimentazione porterà benefici concreti non solo ai nostri ragazzi, ma anche a tutta la comunità, contribuendo a promuovere lo sviluppo economico e culturale del territorio,” conclude Lucidi, che ha rivolto un plauso a tutto il personale scolastico, agli studenti e alle loro famiglie per l’impegno profuso nel raggiungere questo importante obiettivo. La città di Sezze continua a distinguersi come esempio di eccellenza educativa e di capacità di guardare al futuro con ambizione e determinazione.

Sabato, 25 Gennaio 2025 20:08

Quando non vedere è vedere l'abisso

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Rappresentare il male assoluto, un’atrocità di dimensioni devastanti, immaginare l’inimmaginabile mediante la narrazione della banalità quotidiana della normalissima famiglia “ariana” di Rudolf e Hedda Höss e dei loro cinque figli, che vive accanto all’orrore del campo di sterminio di Auschwitz, separato dalla loro incantevole e bucolica residenza soltanto da un alto muro grigio, oltre il quale si odono il crepitare delle armi, il ringhiare dei dobermann dei kapò, le urla delle vittime e si alzano i fumi dei corpi degli ebrei inceneriti, mentre di notte, dietro le tende chiuse, si scorge il baluginare sinistro dei forni crematori è la cifra visiva nuova e l’angolo prospettico, originale e mai utilizzato, che Jonathan Glazer ha scelto per raccontare l’Olocausto.
 
La zona d’interesse, il film del regista inglese, a differenza delle numerose opere cinematografiche realizzate sul tema della Shoah fa un passo indietro rispetto alle porte dell’infermo, non mostra mai l’interno del campo di sterminio e si concentra invece su chi vive intorno a quell’abisso, ci fa sprofondare dentro l’orrore senza mai mostrarcelo e ciò che non vediamo viene evocato attraverso una terrificante sinfonia di suoni spaventosi che vengono associati alle immagini della vita quotidiana di una famiglia della media borghesia tedesca.
 
Rudolf e Hedda Höss sono tedeschi. Hanno accettato l’invito a trasferirsi ad est, in Polonia, e a stabilirsi vicino ad Auschwitz, in una casa costruita nell’area circostante il campo di sterminio, chiamata appunto zona di interesse da cui il film prende il titolo, dove in apposite abitazioni risiedono gli ufficiali e i loro parenti.
 
Rudolf  Höss non solo è il comandante del campo di Auschwitz, ma soprattutto colui che ne ha voluto la costruzione per come lo conosciamo e lo ha reso un modello di efficienza, compresa l’introduzione del gas Zyklon B nelle camere a gas.
 
La vita della famiglia Höss si dipana in una tranquilla normalità. Nei fine settimana, insieme ai loro bambini, Rudolf e Hedda fanno picnic e vanno a nuotare in riva a un lago. Spesso organizzano feste nella loro bellissima casa, invitando amici, vicini e colleghi per rilassarsi al sole e trascorrere piacevoli giornate in compagnia. Rudolf si ritrova a casa con i colleghi anche per discutere dei progetti, raffigurati in disegni e schemi, per l’efficientamento di una realtà di morte trattata come una fabbrica.
 
Il loro giardino è pieno di piante e fiori e hanno anche una serra. Hedda, quando si prospetta la possibilità che debbano andare via e lasciare quell’ambiente idilliaco perché Rudolf  Höss deve trasferirsi a lavorare altrove, protesta e pretende di restare perché lì i figli stanno troppo bene e possono giocare all’aria aperta.
 
In tutto il film il comandante di Auschwitz viene mostrato all’interno del campo solo una volta, in un’unica inquadratura, che è poi uno stretto primo piano sul suo volto.
 
Rudolf  Höss la mattina esce di casa e va a lavoro, come se il suo fosse un impiego qualsiasi. Una volta assolte le proprie incombenze quotidiane di organizzazione, gestione e controllo dell’efficientissima macchina della morte torna a casa, dalla sua famiglia. Legge le favole della buonanotte ai figli, scambia qualche battuta con la moglie, si preoccupa del raggiungimento dei numeri trimestrali che possono portargli una promozione lavorativa. L’attenzione ai dettagli della quotidianità della famiglia Höss non serve per abbagliare o per stupire, ma per registrare la puntuale cronaca degli eventi, soprattutto per farci immergere in un preciso stato d’animo ed entrare dentro un contesto relazionale ed emotivo che fa da contraltare a quanto nel frattempo si consuma dall’altra parte del muro grigio, dove la macchina dell’orrore non si ferma un istante, accompagnata dalla colonna sonora dei lamenti delle persone mandate allo sterminio, del crepitare delle armi e dello sferragliare dei treni in arrivo.
 
Rudolf, Hedda e i loro figli non badano minimamente a questi suoni, divenuti una sorta di sottofondo abituale, non in grado di scalfire il vuoto delle loro esistenze, totalmente avvolte nella “banalità del male” che si consuma lì a pochi passi.
 
Jonathan Glazer vuole farci comprendere come è possibile che accadano cose del genere e soprattutto chi le fa accadere, chi ne porta la responsabilità. Rudolf e Hedda Höss non vengono presentati come dei mostri, ma come persone comuni, aspetto questo che rende ancor più agghiacciante la loro crudeltà. L’orrore dei campi di sterminio è stato organizzato da persone come loro, da padri e madri di famiglia, da mogli e mariti, da uomini e donne che hanno assorbito e poi inoculato negli altri e nella società mediante i loro discorsi, i loro atteggiamenti e le loro scelte il veleno antisemita. Insomma i campi di sterminio non sono il risultato dell’azione di alieni, di esseri soprannaturali o di qualche mostro primitivo, ma la decisione consapevole di esseri umani determinati a uccidere altri esseri umani. Alla fine della guerra, messi di fronte ad un così immenso orrore, in tanti si sono giustificati affermando di aver eseguito soltanto gli ordini. È così che funziona la normalizzazione del fascismo e dello sterminio di massa che mira all’ottundimento e l’abbrutimento delle coscienze.
 
La zona d’interesse ci costringe a guardare a quanto accaduto con la categoria del “noi” e non del “loro”, a riconsiderare il modo in cui abbiamo trattato questo capitolo della Storia, ci restituisce il giusto senso di un orrore inafferrabile e al contempo ci chiede non tanto e non solo di pensare al passato ma soprattutto di prestare attenzione al presente, alle tantissime tragedie che si consumano accanto a noi e di cui ci facciamo complici.
 
La più grande complicità è girarci dall’altra parte per non vedere.
 

 

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma che parla delle condizioni in cui si trova l'asilo nido comunale Don Lorenzo Milani di Sezze, sito in via Piagge Marine.

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Cari amministratori, caro Lillo…ho preferito scrivere su una facciata giornalista online, perché da quel che si vede le comunicazioni arrivano dirette se lanciate sui social…utilizzati anche come vetrina espositiva personale, ah Lì siete tutti fotogenici, begli propeta!!!!
Mi preme rappresentarvi quanto opportuno in merito ad una struttura educativa destinata alla fascia di età 3mesi-3anni, inaugurata nell’anno 2014 da un’amministrazione (non ricordo quale e non interessa in questo momento), sicuramente lungimirante e attenta alle esigenze di un territorio da curare e da difendere!
Ecco, scrivo proprio perché, da cittadina che ama il suo paese, non posso esimermi dal chiedere perché accade che:


- da illo tempore lo spazio esterno è a dir poco sconcertante, la pavimentazione ormai non permette più di definire quello spazio “sicuro” perché dura, sgretolata e impossibile da sanificare; qualche mente eccelsa ha pensato bene di comprare il finto prato, che guarda mpò non abbiamo né operai che possono dedicarsi e né riusciamo a trovare una ditta QUALIFICATA PER LA STESURA DI UN PRATO FINTO. Ci semo ridotti male a Sezze Lì!


- i giochi Lì? Per fortuna la gente in questi casi non usa l’isola ecologica, e utilizza l’asilo nido come discarica dei giochi, che lasciati così alle intemperie climatiche hanno addirittura perso il colore, sao stufati pure i giochi Lì de sta alloco dafore;


- l’interno della struttura la si mai vista Lì? Ecco vatte a fa na passeggiata, e dopo pubblicamente informaci de quello che pensi!


Però Lì, su stato bravo, appena su misso pede ncima agli communo...de aumenta i dazio…da 150 euro a 200 euro. Grazie Lì, con estremo affetto!
Pensa se fossi ricordato tra anni come il sindaco che ha dato dignità ad un luogo che dovrebbe essere una bomboniera, come quel sindaco che pensava a quanto fosse importante alzare l’asticella degli educatori che contribuiscono alla crescita dei nostri figli che saranno il futuro…oggi Lì sei il Trump dei poveri!

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Per repliche scrivere al direttore de LNC. 

 

Art. 2

Diritti e doveri

È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.
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