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Il Comitato “Amici di Francesco Sagnelli” ci sta facendo abituare a ciò che un tempo veniva chiamato senso civico e spirito di appartenenza di una comunità. Ma è pur vero che alle cose belle e giuste non ci si abitua mai e noi non dobbiamo e non vogliamo abituarci affatto. Dopo l’abbellimento per il Natale e per Halloween della rotatoria di Sant'Isidoro, e altre belle e riuscite iniziative, ultima in odine di tempo la sfilata del Carnevale, il gruppo di Sezze Scalo ha pensato bene di dare un altro tocco d'arte al quartiere con la realizzazione della colomba pasquale, realizzata interamente dall’artista dello scalo Franco Savelli. L’opera, composta di cartapesta e struttura di ferro, include nel suo interno un meccanismo elettronico che permette alla scultura di muovere le ali, rendendola così ancora più straordinaria e suggestiva. Per le festività Pasquali e per l’Aprile Setino ricco di eventi ( tra cui la Sagra del Carciofo e la Passione di Cristo), i turisti che visiteranno la nostra città, passando per Sezze Scalo avranno quindi un particolare "benvenuto", con una rotonda curata e una scultura pronta a sorprenderli. Magari diranno che "Sezze è bella"... Se la bellezza e la generosità sono contagiose, aspettiamo che anche altri quartieri facciano la propria parte, tutti insieme per la nostra città. Veramente complimenti a tutti.

 

 

 

Cade l’intonaco presso i locali dell'Istituto Comprensivo "Valerio Flacco" di Sezze Scalo, al punto da spingere la dirigente scolastica ad emettere una ordinanza per garantire la sicurezza e l’incolumità degli alunni. Nel dettaglio si tratta di un cedimento di una porzione di intonaco dal soffitto del primo piano, nell'area compresa tra il vano ascensore e i servizi igienici maschili. Recentemente il plesso scolastico è stato oggetto di interventi di manutenzione e messa in sicurezza ma evidentemente occorrono interventi ordinari e di prevenzione. La zona interessata dalla caduta dell’intonaco è stata interdetta così come i servizi igienici adiacenti.

La Dirigente Scolastica chiede massima collaborazione da parte di docenti, studenti e personale per ridurre al minimo i disagi e garantire il rispetto delle disposizioni.

 

Lunedì mattina si sono riunite le commissioni consiliari Attività Produttive e Cultura, Scuola e Sport del Comune di Sezze alla presenza dei consiglieri delle tre liste a supporto del sindaco Lucidi: Federica Lama, Rosetta Zaccheo, Gianluca Lucidi, Orlando Santoro e Federica Pecorilli, insieme al sindaco e agli assessori di riferimento Michela Capuccilli e Lola Fernandez. 

“È una sfida che abbiamo tanto voluto – ha dichiarato la consigliera Lama – visto l’afflusso di persone già dal giorno precedente la Sagra negli ultimi anni. L’evento è diventato un punto di riferimento per il territorio e l’ampliamento ci permetterà di valorizzarlo ancora di più per aumentarne la reputazione e l’impatto sull’economia locale.”
Per la consigliera comunale Zaccheo  l'obiettivo è che la Sagra “diventi sempre piu attrattivo, mantenendo le radici della tradizione ma con uno sguardo ancora più ampio". Il consigliere comunale Lucidi, invece, risponde alla domanda sul programma delle due giornate: "Offriremo per entrambi i giorni lo stesso format tradizionale, con concertone, stand gastronomici, spettacoli folkloristici e tanto altro. Sarà un intero weekend di festa, divertimento e tradizione, con un programma ampio e coinvolgente che renderà l’esperienza ancora più speciale per tutti”. Insomma per i membri della commissione ttività Produttive e Cultura, Scuola e Sport del Comune di Sezze la 54' edizione della Sagra del Carciofo "sarà un evento senza precedenti, con l’impegno di istituzioni, associazioni e cittadini per rendere la Sagra un evento ancora più grande e partecipato. Proprio per questo invitiamo tutti a vivere la Sagra fin dal sabato mattina, immergendosi nell’atmosfera unica dell’evento, tra sapori autentici, musica e tradizione. Sarà un weekend indimenticabile per Sezze e per tutti coloro che vorranno partecipare".

 

Riceviamo e pubblichiamo un pensiero di uno dei tanti ragazzi di Sezze che nei mitici anni '90 si ritrovava spesso "in trasferta" nel mitico Pub da Sosò a Bassiano. Dopo 33 anni il locale, già trasferitosi a Latina, cambia definitivamente gestione ma con essa non cambiano invece i tanti ricordi di una generazione di ex ragazzi diventati adulti. Ricordi indelebili di serate spensierate godute davanti un boccale di birra e una partita di calcio in tv. Momenti di vita vissuta, di grandi emozioni, di forti legami che perdurano nel tempo anche grazie a locali come quello di Sosò.

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Dopo 33 anni di onorata carriera, spegne le luci del suo pub il mitico Soso'. Per noi ragazzi di quella Sezze degli anni '90, il suo pub è stato un tempio d'amicizia, un rifugio dalle tempeste della vita. Quei sabati e quelle domeniche "in trasferta" a Bassiano per vedere le partite su TELE+ con il cuore in gola e la tensione per la partita, l'odore delle patatine fritte e di birra alla spina. Tu eri lì, dietro il bancone con il tuo sorriso bonario e lo sguardo complice, testimone silenzioso dei nostri sogni e delle nostre speranze.

Il tuo pub era un crocevia di vite, un luogo dove le generazioni si incontravano, dove le storie si intrecciavano e si confondevano. Sei stato il custode di quei momenti e della nostra giovinezza. Un velo di malinconia avvolge i nostri cuori, ma il tuo pub rimarrà sempre un faro luminoso, un simbolo di quei tempi spensierati e indimenticabili.

Grazie Soso', per averci regalato un pezzo di felicità.

Con affetto... un ragazzo di Sezze degli anni '90

 

 

Sabato 5 aprile presso la chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Sezze, a partire della ore 18, si terrà un interessante convegno sul culto della Mater Dolorosa nelle arti promosso dal FAI, delegazione di Latina gruppo di Sezze. Si tratta di un evento pensato per l’avvicinarsi della Settimana Santa che, oltre ad essere un momento di preghiera e di valorizzazione della storia culturale e spirituale di Sezze, sarà l’occasione per avvicinarsi al culto di Maria nelle diverse espressioni artistiche, a partire dal cinema, fino all’iconografia sagra, un patrimonio immateriale, dunque, da preservare, raccontare e trasmettere.

Interverranno il prof. Giancarlo Onorati sul tema della devozione all’Addolorata di Maria Giacinta Pacifici, lo studente universitario e membro del Fai Francesco Vita sull’iconografia sacra e sul culto dell’Addolorata, il prof. Luigi Zaccheo sul tema dello Stabat Mater e il prof. Giancarlo Loffarelli sulla figura di Maria nel cinema. Nel corso del dibattito ci saranno momenti musicali a cura del Coro Incantu e del Gruppo Stabat Mater.

“La "Betta  Matre"  - si legge nella nota del FAI - affonda le radici in secoli di tradizione religiosa e culturale, un inno di dolore, dedicato alla sofferenza della Vergine Maria durante la crocifissione di Gesù. Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) si è sempre impegnato nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, non solo materiale ma anche immateriale. In questo contesto, la "Betta Matre" rappresenta una risorsa inestimabile per la promozione e la conservazione delle tradizioni. La sua inclusione in un programma di valorizzazione immateriale offre l'opportunità di riscoprire un tesoro di inestimabile valore, che va ben oltre la musica stessa, coinvolgendo la memoria storica, la spiritualità e l'emozione collettiva. La valorizzazione della "Betta Matre" come patrimonio immateriale ha l'obiettivo di far conoscere e apprezzare quest'opera non solo attraverso esecuzioni musicali, ma anche con iniziative educative, eventi culturali e progetti di divulgazione che coinvolgano le comunità locali e i visitatori. Ogni esecuzione della "Stabat Mater" è un'opportunità di incontro, di riflessione e di condivisione, in cui la musica diventa un ponte tra il passato e il presente, tra la tradizione e l'innovazione”.

Grazie al FAI,  quindi, ancora una volta volano di valorizzazione e sviluppo del nostro patrimonio storico e, in questo caso, di una  testimonianza vivente della nostra storia culturale e spirituale del nostro paese.

Domenica, 30 Marzo 2025 06:59

Politica, insulti e intolleranza

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Con onestà e sincero vi dico che finché c'è questo pezzo di merda non parlo con i giornalisti”. A dare prova di un così forbito e raffinato eloquio è Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia, responsabile dell’organizzazione del partito di maggioranza relativa in Italia e braccio destro di Giorgia Meloni. Destinatario dell’ira funesta del fratellino d’Italia è stato il giornalista del Fatto Quotidiano Giacomo Salvini, reo di aver svelato ai cittadini in un suo libro intitolato Fratelli di chat i messaggi scambiati dal 2018 al 2024 tra dirigenti e parlamentari di FdI, compresa la (il) Presidente del Consiglio. La colpa del giornalista è di aver svolto il proprio lavoro e di aver avuto il pregio (o il difetto, dipende dai punti di vista) di rendere pubblica la matrice neofascista e intollerante dei camerati raccolti in FdI. I sodali di Giorgia Meloni avevano pensato evidentemente che, protetti dal carattere privato della chat, avrebbero potuto dare sfogo alle loro peggiori pulsioni, insultare gli avversari e perfino gli alleati oltre naturalmente i giornalisti, mostrarsi senza ipocrisie per quello che sono veramente e discutere di iniziative e progetti in contrasto con i principi costituzionali, primo tra tutti la limitazione della libertà d’informazione. 
 
Giacomo Salvini, e come lui tutti i giornalisti che fanno seriamente il loro lavoro, ha avuto la colpa di non piegarsi alla narrazione dei potenti di turno, di non farsi intimidire, di non temere possibili ritorsioni e di non avere altri padroni che la propria coscienza e la propria professionalità.   
 
Gli insulti di Giovanni Donzelli sono di una violenza verbale inaudita e gratuita, soprattutto perché provengono da un rappresentante dei cittadini, un parlamentare che dovrebbe dare quotidiana prova di svolgere il proprio incarico istituzionale con disciplina ed onore, come stabilisce l’art. 54 della Costituzione della Repubblica, che siede al COPASIR, la commissione parlamentare che dovrebbe vigilare sulla sicurezza del nostro Paese e invece si comporta come un bullo di quartiere. Altro che destra istituzionale! La vera natura sua e dei suoi colleghi di partito è intrisa di intolleranza e prepotenza: odiano la stampa libera, non tollerano le critiche e reagiscono di fronte al dissenso democraticamente espresso con insulti e aggressioni verbali. Il deputato meloniano successivamente all’accaduto non è stato neanche sfiorato dal dubbio di aver sbagliato e dalla necessità di chiedere scusa, riconoscendo di aver agito in maniera inappropriata e si è semplicemente giustificato affermando di aver pronunciato quelle frasi nell’ambito di una conversazione privata. Dichiarazione questa al limite del ridicolo. Quelle parole inammissibili e indecenti le ha proferite mentre, contorniato dal suo staff, entrava nel Palazzo di Montecitorio, nel luogo dove i cittadini lo hanno eletto a svolgere una funzione di rappresentanza dell’intero Paese e dei cronisti, visto il suo rilevante ruolo politico, gli hanno rivolto legittimamente delle domande. Non si comprende poi come sia possibile scindere la sfera privata da quella pubblica, per cui alcuni atteggiamenti e discorsi appartengono ad uno soltanto dei due ambiti e non afferiscono invece ad entrambi e alla persona unitariamente intesa e lo stesso soggetto possa pensare ed agire per compartimenti stagni che non comunicano e non si contaminano reciprocamente. Peraltro, se anche un tale assunto per assurdo fosse possibile, significherebbe che ci troveremo di fronte ad un’enorme ed inaccettabile manifestazione di ipocrisia, ad un proporsi ai cittadini in maniera ingannevole e distorcente, con l’unico obiettivo di acquisire consensi sulla scorta di una rappresentazione di sé e di una professione valoriale inesistenti. Sarebbe insomma un ignobile e inaccettabile gioco degli specchi, tale da far venir meno il senso stesso della funzione della rappresentanza democratica.        
 
Personalmente condivido quanto affermato dallo scrittore Roberto Saviano, intervenuto qualche sera fa nella trasmissione Otto e mezzo su La7: “Donzelli lo ha fatto apposta, sapeva che c'erano microfoni o addirittura telecamere. Il suo è un messaggio preciso: mandare una chiara valutazione di Giacomo Salvini, il giornalista; in qualche modo voleva fargliela pagare. Cercare di intimidire chi scrive è una prassi comune di questo governo. Le testate giornalistiche oggi sono molto deboli, mancano soldi e lettori, quindi devono attaccare la singola firma, l'individuo, la possibilità di un'inchiesta o un progetto. Questo tipo di aggressione significa peggiorare la vita del cronista, isolarlo, in qualche modo additarlo e dire allo stesso tempo che chi si avvicina a lui o lo legge in qualche modo ne pagherà le conseguenze. È una prassi tipica. Nella chat di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni sapeva che le sue parole sarebbero potute uscire e infatti dice tutto ciò che vuole che esca, fa una figura migliore di altri”.
 
Un’ultima considerazione è assolutamente doverosa. Giovanni Donzelli sabato scorso aveva criticato la reazione di Romano Prodi di fronte alla domanda della giornalista Lavinia Orefici di Quarta Repubblica sul Manifesto di Ventotene, aveva bollato l’episodio come un’aggressione volgare e sessista nei confronti di una donna che per lavoro stava ponendo una semplice domanda e aveva chiesto l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale della stampa. L’atteggiamento di Romano Prodi, non violento e paternalistico, da vecchio nonno e facente parte della sua gestualità usuale, è stato sbagliato e inopportuno, tanto che lo stesso ex premier lo ha riconosciuto e si è sentito in dovere di scusarsi con la giornalista,.
 
Giovanni Donzelli per un comportamento decisamente più grave non si è scusato e non lo farà sicuramente con Giacomo Salvini, semplicemente perché è assai diverso per tempra democratica, caratura politica e senso delle istituzioni rispetto a Romano Prodi. 

 

Il reddito reale delle famiglie italiane diminuisce, ampliando così il divario con la media dei redditi Ue. A certificarlo è Eurostat indicando il calo del reddito disponibile reale lordo delle famiglie nel 2023: la flessione è dovuta in particolare alla corsa dei prezzi di beni e servizi, tanto che il dato italiano si attesta oltre sei punti sotto quello registrato nel 2008.

Secondo l’istituto di statistica europeo la media di guadagno delle famiglie (fatto 100 il 2008) scende da 94,15 a 93,7, mentre il resto dei paesi Ue nel complesso cresce da 110,12 a 110,82; rispetto alla media europea il reddito disponibile reale in Italia risulta inferiore di oltre 17 punti e aumentano i poveri in Italia e aumenta sempre più la spesa sanitaria per ogni famiglia per curarsi.

Dalle tabelle Eurostat sul ”quadro di valutazioni sociale” emerge che solo la Grecia risulta avere un andamento dei redditi peggiore dell’Italia. Anche gli imprenditori, così come i sindacati, sono intervenuti per rimarcare come sui redditi abbiamo perso 20 anni. Giustamente le organizzazioni sindacali rivendicano i rinnovi contrattuali e la rivalutazione Istat sulle pensioni per il caro vita e le bollette + 24% luce e + 28% gas, che bloccano anche i consumi interni Ecco perché va recuperato immediatamente un confronto con le parti sociali, anche alla luce dell’errore sull’Irpef commesso dal governo sulle aliquote che comporterebbe, se non corretto, un aumento medio di 250 euro da pagare sui salari e sulle pensioni.  I salari reali in Italia sono inferiori del 8,7% punti sul 2008, mentre in Germania crescono del 15%. Ma il più 2,3% sul 2024 è anche il risultato peggiore dei paesi del G 20: la crescita nel 2024 non è stata sufficiente a recuperare il divario con gli altri paesi e a compensare le perdite.

Anche se per la prima volta le statistiche riportano un aumento sull’occupazione che passa dal 64,8 % al 66,3 %, va detto che nei primi quattro mesi del 2024 su 2,7 milioni di contratti di lavoro firmati, solo 497 mila sono a tempo indeterminato, più altri 108 mila in apprendistato. Tutti gli altri sono a tempo determinato, stagionali, interinali o intermittenti. Distanze dagli altri paesi europei, in particolare per l’occupazione femminile. Così come sulla produttività, la formazione, la ricerca, l’innovazione, gli investimenti e la crescita il nostro paese lascia a desiderare e ci troviamo in fondo alla classifica Europea e nel mondo occidentale. Ecco perché i dazi di Tramp saranno un altro duro colpo per la nostra economia,  “per la pace nel mondo e per il vantaggio delle popolazioni , occorre avere mercati aperti, e questa è una regola di civiltà e di progresso”.

 

 

Nel corso della mattinata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Sezze (LT), in esito a preliminare attività d’indagine a seguito della denuncia sporta da un cittadino romeno di 55 anni, hanno denunciato in stato di liberà, un uomo anch’egli romeno di 45 anni per il reato di lesioni personali aggravate. Nello specifico i Carabinieri hanno accertato come l’indagato, nel pomeriggio dello scorso 14 marzo, aveva aggredito la vittima armandosi di un bastone, procurandogli delle lesioni. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per l’ indagato vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione.

 

Comunicato stampa

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BASSIANO.

I Consiglieri comunali del gruppo d’opposizione “Bassiano Futura”, Piero Avvisati, Costantino Cacciotti e Domenico Guidi hanno votato contro la convenzione associata del servizio di segreteria comunale con il Comune di Sezze.

“Con interrogazione in data 20 luglio 2024 – spiegano i tre esponenti di minoranza – venne “richiesta documentazione inerente all’incarico di Scavalco del Segretario Comunale”.

“Presso questo Comune il Segretario Comunale viene incaricato da diversi mesi, su richiesta del Sindaco di Bassiano al Sindaco del Comune di Sezze presso il quale lo stesso è titolare, della reggenza a scavalco di mese in mese. Conseguentemente si reca presso questo Comune solo per le sedute di Giunta e Consiglio Comunale. Questo Ente non dispone della figura del Vice Segretario. Vi è un unico dipendente di cat. D in organico cui sono state attribuite le funzioni di posizione organizzativa per l’Area Amministrativa, Finanziaria e Demografica. Lo stesso non ha il titolo di laurea. In relazione a quanto esposto al Sindaco chiediamo di sapere se le funzioni di assistenza giuridico-amministrativa che il Segretario svolge ai sensi dell’art. 97 comma 2 del d. lgs. 267/2000 nei confronti degli organi (Sindaco, Giunta e Consiglio) si possano comunque esigere in egual modo dal Segretario incaricato a scavalco tenuto conto del fatto che lo stesso non è titolare presso questo Comune né opera in regime di convenzione ex art. 30 del TUEL con altro Ente”.

“Come noto, per la copertura delle sedi vacanti, il vigente assetto normativo e regolamentare impone di ricorrere prioritariamente ai segretari in disponibilità garantendone la piena occupazione, riservando all’istituto dello scavalco una valenza del tutto residuale e temporalmente determinata, cui ricorrere soltanto in via eccezionale, quando non sia possibile garantire in altro modo la funzionalità dell’ufficio di segreteria. In assenza di segretari in posizione di disponibilità, gli incarichi di reggenza a segretari titolari di sede devono essere conferiti alle condizioni e con i limiti imposti dall’accordo di contrattazione decentrata nazionale del 13.1.2009. Ciò posto, anche in considerazione dei nuovi compiti e responsabilità affidate al segretario comunale nell’ambito delle misure adottate per contrastare la corruzione e l’illegalità all’interno della pubblica amministrazione con la legge 6 novembre 2012, n. 190, appare necessario – secondo il Ministero Interno – rimodulare la disciplina dell’istituto dello scavalco in modo da evitate soluzioni di continuità nell’azione amministrativa spettante segretario e al contempo favorire il più possibile la nomina dei nuovi segretari iscritti all’albo“.
 
Il Comune di Bassiano è stato assegnatario di: “Anno 2023 la somma per fondo per copertura oneri assunzione PNRR Comuni con popolazione inf. 5.000 abitanti per €. 13.333,00 importo erogato dal Ministero in data 17.10.2023; Anno 2024 la somma per fondo per copertura oneri assunzione PNRR Comuni con popolazione inf. 5.000 abitanti per €. 40.000,00 importo erogato dal Ministero in data 11.06.2024”.
 “Delle predette somme non vengono indicate la utilizzazione, il bando e l’assunzione di personale, considerato che non si trova traccia nelle poste del Bilancio Stabilmente Riequilibrato approvato dal Consiglio Comunale con atto n. 6 del 06 giugno 2024”.

I tre consiglieri comunali chiedono come sono state utilizzate le predette somme e che cosa è stato pagato con le stesse?

 

“Considerato che la proposta di convenzione non risulta adeguata alla necessità del comune di Bassiano, 91% utilizzata dal comune di Sezze e il 9% dal comune di Bassiano, che invece ha bisogno di una figura a tempo pieno anche in considerazione della mancanza di una figura qualificata nell’organigramma del comune e visto il finanziamento erogato per l’assunzione di un segretario comunale.

 Considerato, altresì, che il parere del settore finanziario si limita ad esprimere il proprio parere contabile e non di impegno contabile visto che non vi sono riportate le somme dei costi a carico del bilancio del comune di Bassiano. Comunichiamo il nostro voto “contrario” alla stipula di questa convenzione per carenza di motivazione e di copertura finanziaria vista anche la dichiarazione di dissesto emanata da questo consiglio comunale in data  21 novembre 2023 atto n. 31 e non certificata da nessun organismo.
 Chiediamo di inoltrare tale delibera e tale documento al Ministro dell’Interno e al Prefetto di Latina, considerato anche l’enorme elenco, più volte evidenziato, di atti e procedure che riportano vizi ed irregolarità procedurali oltre che giuridico-amministrative”.
Sabato, 22 Marzo 2025 18:49

Oltraggio all'Europa

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"Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia".
 
La maschera è caduta e l’underdog della Garbatella ha mostrato il suo vero volto. Il sogno europeo non le appartiene, le è del tutto estraneo per formazione culturale, storia personale e appartenenza politica, come parimenti è totalmente altro rispetto al suo partito, Fratelli d’Italia, ultima mutazione del Movimento Sociale di Giorgio Almirante che storicamente ha sempre raccolto i cascami della destra più reazionaria e nazionalista e del fascismo mai rinnegato. Dietro le parole di Giorgia Meloni possiamo leggere inoltre la retorica del "prima gli italiani", dei "patrioti europei", del Make America (Europe, Italy) Great Again, il nazionalismo più retrivo di quanti combattono da sempre l’idea di un’Europa unita e le contrappongono la cosiddetta Europa delle nazioni.
 
Il Manifesto di Ventotene disegna il progetto di una Europa federale fondata sulla libertà, la pace, il lavoro e l’eguaglianza sociale contro ogni nazionalismo. Per questo non è e non potrà mai essere l’Europa di Giorgia Meloni, perché è l’Europa degli antifascisti, di quegli uomini straordinari, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, spediti al confino da Benito Mussolini e dalla dittatura fascista per le loro idee e la loro opposizione ad un regime disumano e liberticida.  
 
Quel manifesto fu scritto mentre la Germania nazista, sostenuta dall’Italia fascista di Benito Mussolini, sembrava aver preso il sopravvento marciando a passo d’oca sul continente europeo, trascinando il mondo intero nella tragedia dei campi di sterminio e nel bagno di sangue della seconda guerra mondiale. Sebbene in quel frangente storico tutto facesse ritenere che l’umanità fosse precipitata irrimediabilmente nel gorgo di un orrore senza fine, in un buco nero in cui non avrebbero più trovato spazio il rispetto della dignità di ogni persona, dei diritti e delle libertà, questi tre uomini seppero alimentare la speranza in una prospettiva diversa. Tuttavia era forte in loro anche la consapevolezza che la sconfitta del nazifascismo, da conseguirsi con la lotta e il sangue dei democratici d’ogni colore e appartenenza, non avrebbe rappresentato un deterrente per scongiurare il riaffacciarsi sulla scena delle forze conservatrici e reazionarie, le quali avrebbero tentato di rialzare la testa, proclamandosi amanti della pace, della libertà e del benessere, soprattutto delle classi più povere e, facendo leva sulla “restaurazione dello stato nazionale”, avrebbero cercato di far presa sul sentimento popolare più diffuso e facilmente adoperabile a scopi reazionari, il “sentimento patriottico”. Il progetto di una Europa unita e federale, con l’abbandono degli stati identitari, rappresentava perciò un antidoto formidabile per impedire il ritorno dei nazionalismi e dei conflitti armati. 
 
Se è vero che la storia non si ripete, possiamo ritenere plausibile che ami i riverberi, che i  pericolosi  venti dell’autoritarismo soffino continuamente verso il popolo, alimentandosi nel disagio sociale” (Pier Gariglio). Quanta verità in queste parole! Oggi, a più di ottant’anni dalla sua redazione, in un momento storico segnato dai rigurgiti del nazionalismo, dalle pulsioni autoritarie, dall’affermarsi di una destra estrema dalle chiare venature neofasciste e neonaziste e dal ritorno della guerra in Europa, il Manifesto di Ventotene, scritto in quel carcere dove il regime fascista aveva confinato le menti più brillanti dell’Italia del tempo, è stato vilipeso nell’aula della Camera dei Deputati dalla (dal) Presidente del Consiglio, una delle massime cariche della Repubblica, ma espressione di un partito che fin nel simbolo si richiama al fascismo. Spinelli, Rossi e Colorni, che allora subivano l’oppressione del regime fascista, sono stati accusati di antidemocraticità dagli eredi dei loro carcerieri.
 
Il tentativo denigratorio messo in atto è semplicemente indegno, una mistificazione di becero livello propagandistico, in quanto Giorgia Meloni ha citato frasi estrapolate a sproposito, decontestualizzate dall’insieme dello scritto tanto da assumere un significato completamente diverso da quello effettivo.
 
La federazione europea che il Manifesto di Ventotene prefigura è democratica, solidale, fondata sui principi di libertà e giustizia, impegnata a cancellare diseguaglianze e sacche di miseria attraverso riforme sociali ed economiche, un’economia di mercato al servizio dell’uomo e una libera iniziativa regolamentata e indirizzata al bene comune. È esattamente questo il senso delle frasi citate nell’aula della Camera dei Deputati dall’underdog della Garbatella con spirito polemico e il solo obiettivo di accusare il Manifesto di deriva stalinista. Senza contare poi che quelle espressioni corrispondono nello spirito e quasi alla lettera a quanto sancito dall’art. 42 della Costituzione della Repubblica, nata dalla lotta antifascista e su cui Giorgia Meloni ha prestato giuramento.
 
La stessa critica verso le democrazie imbelli degli anni Venti e Trenta, che non seppero reagire e cedettero alla demagogia nazionalista e all’ascesa dei totalitarismi, nel Manifesto è finalizzata esclusivamente alla presa di coscienza della necessità di adottare tutte le misure necessarie per evitare che quella esperienza torni a ripetersi. Gli antidoti più efficaci sono il libero confronto delle opinioni e un’opera costante di educazione civile e di attivazione della volontà popolare, attrezzando le forze democratiche con gli strumenti necessari per indirizzare la coscienza dei cittadini, provati duramente dalla guerra, verso un processo costituente europeo di stampo federalista, prima che fosse di nuovo rinchiusa nei vecchi stampi degli Stati nazionali.
 
La (il) Presidente del Consiglio ha cercato di far passare come contenuto pericoloso, antidemocratico e illiberale il Manifesto di Ventotene, ma tale interpretazione non regge ad una lettura seria, onesta e contestualizzata dello stesso e soprattutto dimostra la sua piccolezza etica prima ancora che politica per aver fatto a brandelli uno dei testi sacri del federalismo europeo e della nostra democrazia, al solo fine di piegarlo alle bieche ragioni di una polemica politica di infimo livello.
 
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